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“Abbiamo provato a spiegare all’Egitto e al presidente Al Sisi quanto fosse importante la questione Regeni e l’elezione del domicilio dei quattro indagati. Il presidente Al Sisi mi assicurò sul suo impegno ma non mi risulta abbia avuto effetto”. Tra gli atti depositati ieri dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco alla Corte che dovrà decidere sui presunti assassini di Giulio Regeni, ce n’è uno particolarmente importante: è il verbale dell’ex premier Giuseppe Conte che racconta come almeno in quattro occasioni abbia sollecitato alla cooperazione l’Egitto di Sisi senza però fortuna. 

I colloqui che Conte ricostruisce sono quattro: “Il 23 settembre del 2019 a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu: sottolineai l’estrema importanza di ottenere la piena cooperazione giudiziaria e comunque istituzionale da parte dell’Egitto. Un successivo incontro avvenne il 14 gennaio 2020. Ero al Cairo. Richiamai la sua attenzione sull’importanza che l’Italia riponeva in questa collaborazione, ribadendo che il ripristino dei rapporti bilaterali nella loro pienezza e intensità passava necessariamente attraverso la collaborazione tra gli uffici giudiziari. Puntualizzai il fatto che la nostra magistratura era giunta a individuare degli indagati e che l’Egitto avesse il dovere morale di supportare l’azione giudiziaria italiana”. 

“Il 7 giugno – continua Conte – poi chiamai Al Sisi sottolineando che non vi fossero passi in avanti e che questo rendeva difficoltosi i rapporti reciproci tra i nostri Paesi. Sottolineai che i rapporti bilaterali potevano avere un rilievo strategico ma questa evoluzione risultava compromessa dal mancato sviluppo. Ancora il 20 novembre vi fu una nuova telefonata con Al Sisi. Era il periodo in cui la Procura si accingeva a chiudere le indagini. Gli dissi in maniera ferma che la mancata collaborazione rappresentava un serio ostacolo ai rapporti bilaterali tra i due Paesi. Lo sollecitai a compiere un passo risolutivo in direzione di una concreta e fattiva collaborazione anche perché cercai di rappresentargli che con la chiusura delle indagini ci approssimavamo al momento della verità: la comunità italiana ma anche quella internazionale avrebbero preso atto della mancata collaborazione e che tutti ne avremmo dovuto trarre le rispettive conseguenze”. E, invece, non è successo niente

Fonte: Repubblica

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