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L’attacco all’aeroporto di Kabul il 26 agosto ha alzato il profilo mediatico dello Stato islamico in Khorasan a livelli mai visti prima, ma per il resto lo Stato islamico dal 15 agosto ha tenuto un profilo molto basso e non ha nemmeno provato ad attaccare i Taliban a Kabul, dove il loro apparato securitario stenta a consolidarsi. È lo Stato islamico nelle condizioni di sfruttare le crepe nella struttura dei talebani, o è invece il prossimo sulla lista delle vittime dei talebani?

Mentre lo Stato islamico compiva assassinii quotidiani a Kabul prima della caduta della Repubblica Islamica, l’unico attacco avvenuto dopo il 15 agosto è stato quello del 26 all’aeroporto. Molti credono che questa attitudine sia dovuta ai rapporti clandestini tra Stato islamico e network degli Haqqani, che ora domina Kabul.

Lo Stato islamico, però, non si è più visto neanche a Jalalabad, dove i suoi attacchi erano molto frequenti. Inoltre, nella limitrofa provincia di Kunar i talebani hanno continuato le proprie operazioni militari contro le basi dello Stato islamico, aiutati dai miliziani pakistani di Lashkar-e Taiba. Ora che i talebani possono concentrarsi sullo Stato islamico, la pressione è aumentata e l’Isis ha dovuto negli ultimi giorni abbandonare due dei sette distretti in cui aveva posizioni (Dara-e Pech e Ghaziabad). Ora sta concentrando le forze nel distretto di Chapadara, il meglio difendibile.

Sicuramente lo Stato islamico si sente minacciato dai talebani e teme una loro collaborazione futura con americani e russi, il cui appoggio aereo potrebbe rendere intenibili diverse sue basi. Il quartier generale dello Stato islamico, nella valle di Khataq (distretto di Jurm, Badakhshan) è specialmente vulnerabile e lo Stato islamico sembra aver già avviato il trasferimento del suo comando verso un nuovo quartier generale nella ancor più remota provincia del Nuristan.

Quel che è peggio per lo Stato islamico è che i servizi pakistani, che in passato avevano tollerato le sue basi in Pakistan, lasciato operare i suoi servizi logistici ed anche fornito un modesto aiuto, si sono ora risolutamente schierati contro di lui. Dicono le fonti all’interno dello Stato islamico che i servizi pakistani lo hanno usato per incrementare l’impatto della pressione dei talebani sul governo di Ashraf Ghani. Indubbiamente, la campagna di assassinii di ufficiali e funzionari governativi a Kabul e a Jalalabad era cominciata l’anno scorso, in coincidenza con l’intensificazione di una similare campagna dei talebani. In precedenza, lo Stato islamico non aveva quasi mai attaccato le forze governative.

Ora lo Stato islamico non serve più a quello scopo, ma ci sono altre ragioni per la svolta pakistana. Una è che negli ultimi mesi la branca pakistana dell’Isis ha cominciato a compiere attacchi in Pakistan, principalmente se non esclusivamente contro sciiti ed altri “infedeli”. Forse lo Stato islamico aveva calcolato che i servizi pakistani avrebbero tollerato queste attività di tipo settario, come hanno fatto in certi periodi in passato. Invece, sembra aver fatto male i conti.

Un’altra ragione si è aggiunta più di recente. Lo Stato islamico, preoccupato di costruire una forza sufficiente per respingere la massiccia offensiva dei talebani che si aspetta, da tempo cerca di stringere alleanze con altri gruppi jihadisti. Per oltre un anno le cose sembravano andare bene con gruppi pakistani quali Lashkar-e Taiba e Lashkar-e Jhangvi, molti dei cui membri erano passati nelle fila dello Stato islamico in Khorasan. Nelle ultime settimane, invece, la cooperazione con questi gruppi, noti per i loro legami con i servizi pakistani, è cessata bruscamente ed Lashkar-e Taiba ha cominciato a combatterlo.

Sempre più ansioso di formare un fronte contro i talebani, lo Stato islamico si è avvicinato ai talebani pakistani del Ttp, che dall’Afghanistan compiono raid sempre più frequenti in Pakistan. Secondo fonti dello Stato islamico, ci sono negoziati in corso tra le due organizzazioni per un’alleanza, mentre nell’est dell’Afghanistan già cooperano logisticamente. È chiaro che viste le attività dello Stato islamico in Pakistan e questa alleanza in formazione, l’ostilità dei servizi pakistani non può che accrescersi.

Le fonti all’interno della Stato islamico dicono che per ora di nuove fonti di finanziamento, che permettano di rilanciare l’organizzazione, non se ne sono viste. Le potenzialità ci sarebbero, grazie allo scontento che serpeggia tra i talebani. Gli Haqqani, che un tempo lo Stato islamico sperava di assorbire, per ora non hanno alcun interesse a una tale opzione, visto che se la passano fin troppo bene a Kabul. Tra i talebani dell’est, specie le province di Nangarhar e Kunar, abbonda invece la frustrazione.

Nessun talebano di Nangarhar ha ricevuto nomine e i due di Kunar che ce l’hanno fatta (Najibullah Haqqani e Noor Jalal, rispettivamente ministro delle telecomunicazioni e vice ministro dell’interno) sono ambedue membri del network degli Haqqani. Da loro non ci si aspetta che distribuiscano impieghi ad esterni. Inoltre, molti comandanti talebani avevano aspettative irrealistiche delle nomine che avrebbero potuto ricevere: tutti volevano essere governatori o capi della polizia.

La delusione di molti membri dei talebani ne spinge alcuni verso lo Stato islamico, anche se, come ammettono le fonti al suo interno, un grosso ostacolo è rappresentato dal fatto che ormai l’Isis si caratterizza in Afghanistan molto chiaramente come un gruppo salafita e i talebani esitano ad entrarvi; i talebani di tendenza salafita sono già passati con lo Stato islamico tempo fa. Per ora solamente un comandante con 70 uomini ha fatto il grande passo.

Ora lo Stato islamico sogna di riuscire a convincere un noto leader dei talebani orientali a cambiare casacca. Il leader, che ha 150 uomini, ma soprattutto è molto noto, potrebbe aprire la strada a molte altre defezioni. Ma se anche questo succedesse, il problema dei finanziamenti insufficienti si riproporrebbe con maggior forza.

Antonio Giustozzi è visiting professor al King’s college di Londra

Fonte: Repubblica

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