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224935834 67692310 aade 4d6b 88dd cd2fdd4bc453 - "Risponda entro 15 minuti e si presenti entro 30". La mia serata a New York in fila per ricevere il vaccino "avanzato"

NEW YORK – “La lista oggi è un po’ lunga, ma si registri, vale sempre la pena provare”. Alle cinque di pomeriggio, il gentilissimo volontario infagottato in un giubbotto blu elettrico, il volto completamente nascosto da mascherina e schermo di plastica, annota paziente su iPad il tuo nome, cognome e numero di telefono. “Se a fine giornata ci sarà posto riceverà un sms. Risponda entro 15 minuti e si presenti entro 30”. Il messaggio arriva quando a New York sono ormai quasi le nove di una gelida sera. E pazienza se il Bushwick Educational Campus, al 400 di Irving Avenue, estrema periferia di Brooklyn, lì dove la metro esce dai tunnel sotterranei per correre alta sopra i palazzi, dovrebbe essere chiuso da almeno due ore. Nello sforzo di immunizzare quanta più gente possibile, a New York come in molte altre città d’America, non si va a casa fino a quando non è esaurita la scorta del giorno. E in quei centri che non possono permettersi di stare aperti di notte come invece il Javits di Manhattan e il Yankees Stadium nel Bronx – dedicato, però solo ai residenti – a fine giornata non si guarda in faccia nessuno: il vaccino si fa a chi si presenta al di là di condizioni di salute e fasce d’età.

E infatti quando arrivi trafelata dalla casa dell’amica che nella fredda giornata ti ha ospitato aiutandoti ad affrontare l’attesa e permettendoti così di restare nei paraggi, davanti ci sono già una ventina di persone in attesa del leftover: i vaccini già scongelati e da utilizzare per forza, cioè, avanzati perché qualcuno degli aventi diritto non si è presentato all’appuntamento o semplicemente rimasti sul fondo delle fiale già aperte. Un altro volontario si accerta che tutti siano effettivamente residenti a New York (unico requisito per accedere al siero rimasto), annota sul solito iPad indirizzo, dati anagrafici, numero di assicurazione sanitaria e l’accettazione informata del vaccino. E lentamente fa accedere all’interno.

Lungo il corridoio della scuola le indicazioni per il corretto uso di mascherine e distanza sociale sono scritte in tutte le lingue: dal cinese all’italiano, dal bengalese all’arabo. Essere in quella fila è già una conquista ma più ci si avvicina alla palestra dove una trentina di medici sono ancora ai tavoli, più il timore che non basterà si fa palpabile, e lo esorcizzi leggendo e rileggendo il cartello sulla porta che è ormai la tua meta: “È permesso fotografare solo sé stessi. Per favore limitatevi ai selfie”. Una dottoressa dai capelli grigi, molto più anziana e minuta delle giunoniche afroamericane e degli atletici asiatici impegnati ad armeggiare con fiale e siringhe tutt’intorno, alza una paletta con su il numero che indica il suo tavolo: 24. È il tuo.

“Complimenti, ha ottenuto il leftover!” ti dice festosa, come se avessi appena vinto la lotteria. D’altronde, è proprio così che ti senti: “Grazie, grazie”, balbetti. Tanto più che ora la strada è in discesa: il secondo appuntamento per il richiamo è assicurato e sono sempre gli organizzatissimi volontari a dartelo. Prossima tappa a Brooklyn il 27 marzo. 

Se chi vi scrive è arrivata al leftover per passa parola, da pochi giorni qui c’è ora un metodo ancora più semplice. Una start up di New Yok ha infatti appena creato un nuovo sito internet proprio allo scopo di mettere in contatto ancor più velocemente chi aspira al leftover con i siti che hanno vaccini per quel giorno in eccesso. Su hidrb.com – che presto rilascerà anche una app – ci si iscrive a una lista d’attesa proprio come si fa sul campo. E allo stesso modo, si deve rispondere entro 15 minuti e presentarsi entro trenta. Sono già oltre 200 gli spazi adibiti a vaccini che hanno aderito. 

Fonte: Repubblica

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