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222254297 3ee8aa64 a9ec 4126 81b4 08434122d3fb - Roger Waters: “Oggi temo per Assange. Negli Usa sarà la sua fine”

LONDRA – «Purtroppo temo che la decisione sia già presa. Lo estraderanno negli Usa e per lui sarà finita. Ma sarò sempre dalla parte di Julian», promette al telefono Roger Waters, il celebre cantante e musicista inglese, fondatore di una delle band più amate della storia, i Pink Floyd. Perché oggi a Londra ci sarà una delle sentenze più attese, discusse e controverse degli ultimi anni, quale che sia il verdetto sul destino di Julian Assange.

Il 49enne australiano è il fondatore della sito online Wikileaks che dal 2010 sconvolse il mondo con la pubblicazione dei cablogrammi segreti della diplomazia Usa sottratti dal militare americano Bradley Manning, oggi donna di nome Chelsea. Assange scoprirà se verrà estradato negli Usa dove è accusato di cospirazione per ottenere illegalmente e pubblicare informazioni classificate. In tutto, 18 capi di accusa per cui potrebbe essere condannato, se estradato, fino a 175 anni di carcere.
Una lunghissima saga, da quando Assange si rifugiò per anni nell’ambasciata ecuadoriana a Londra nel 2012.

Col tempo, l’australiano ha accumulato critici, soprattutto dopo i sospetti di convergenze con la Russia e Trump nel caso delle mail hackerate da ignoti al partito democratico americano durante la campagna elettorale del 2016 e pubblicate su Wikileaks. Ma Assange ha sempre avuto dalla sua parte la famiglia, attivisti, seguaci e un irriducibile nugolo di vip e artisti londinesi per la sua liberazione, da Brian Eno a Vivienne Westwood, da Jeremy Corbyn a Roger Waters, che spiega perché in quest’intervista a Repubblica.
 

Mr. Waters, come mai tiene così tanto al caso Assange?

«Perché è cruciale per la libertà di espressione, per il giornalismo e i diritti umani in generale. Assange, perseguitato negli anni, ha pubblicato quei documenti per farci capire quanti scomodi segreti ci nascondono i nostri governanti: altrimenti non avremmo mai saputo dei crimini americani in Iraq o Afghanistan. Era suo diritto, e il nostro. Altrimenti si torna al feudalesimo».

Feudalesimo?
«Sì, perché queste sono le basi della nostra civiltà: chiedere conto ai leader mondiali delle proprie azioni. Insieme alla “Rule of Law”, la Legge sopra ogni cosa, alla base della nostra democrazia. Assange, con la pubblicazione dei cabli, ha fatto esattamente questo».

Ma la messa online di documenti classificati, talvolta non redatti, e tra l’altro rubati, ha rovinato la vita di molte persone, oltre a scatenare tensioni internazionali.
«Sciocchezze. Fumo negli occhi per coprire la realtà. Come quando la National Security Agency mise nel mirino Seymour Hersh per lo scoop sul massacro americano di My Lai, in Vietnam».

Ma Assange è accusato dagli Usa di aver complottato con Chelsea Manning.
«Julian non ha rubato niente, non ha commesso alcun crimine. Chelsea è stata graziata da Obama. A Julian gliela vogliono far pagare per le sue rivelazioni. Mi pare di vivere quanto profetizzato da George Orwell: i “ministeri della verità”, dove si decide la narrativa del potere, perfetti per populisti come Trump, Johnson, Bolsonaro, Salvini, Modi».

Lei, Waters, ha sempre criticato Trump. Però Assange è stato accusato di aver fatto, volontariamente o meno, il gioco del presidente uscente con la pubblicazione delle email dei democratici prima del voto 2016. Tanto che si specula su una possibile grazia. Anzi, secondo un avvocato di Assange, Trump gliela offrì nel 2017 se avesse scagionato pubblicamente la Russia nel caso delle mail hackerate. Lei crede a queste ricostruzioni?
«No. Per me sono ridicole. Non c’è stato alcun ruolo della Russia. Wikileaks non ha alcun legame politico. Assange ha pubblicato documenti senza caratterizzarli o commentarli. Sta a noi lettori valutarli e farci un’idea. E poi avete un’ossessione con la Russia».

In che senso?
«È un popolo stoico che ha sacrificato decine di milioni di persone nella Seconda guerra mondiale, ma oggi sembra il demonio, come in Ucraina e in Crimea. Che ha fatto benissimo ad annettere».

Contro ogni legge internazionale, schierando i carri armati.
«Ma il 98% per cento degli elettori in Crimea ha votato per appartenere alla Russia. Dovete rispettarlo!».

E quindi lei non crede che, Assange o meno, la Russia abbia tentato di influire sulle elezioni nei Paesi occidentali, come quelle degli Usa nel 2016?
«Sciocchezze! Enormi sciocchezze!».
 

Fonte: Repubblica

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