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PARIGI – A poche ore dalla firma, le diplomazie sono ancora al lavoro per finalizzare gli ultimi ritocchi del “Trattato fra la Repubblica francese e la Repubblica italiana per una cooperazione bilaterale rafforzata”. L’intesa che Mario Draghi e Emmanuel Macron andranno a ufficializzare venerdì mattina è destinata a cambiare gli equilibri in Europa. Nell’assoluto riserbo sul testo, l’Eliseo ha voluto spiegare quello che il patto non è. Non è vero, hanno precisato gli sherpa di Macron, che il patto andrebbe a “rafforzare un atteggiamento predatore della Francia sull’economia italiana”. Una posizione “totalmente falsa” risponde l’Eliseo che insiste sul carattere “paritario” dell’intesa. “L’Italia ha ritrovato il suo ruolo da protagonista in Europa e questo è importante anche per noi” continua l’Eliseo citando la volontà di Macron di lavorare con Roma in vista della presidenza francese dell’Ue che comincia a gennaio. 

Dalla sicurezza alla cultura, dai trasporti all’ecologia, Francia e Italia si impegnano a “strutturare la loro relazione” dentro una cornice solenne e istituzionale. Il modello lontano a cui ispirarsi è il trattato franco-tedesco dell’Eliseo che firmarono De Gaulle e Adenauer quasi sessant’anni fa, poi aggiornato nel 2019 ad Aquisgrana. Da Parigi però si evitano paragoni. “Con la Germania c’era la necessità di una riconciliazione – ricordano gli sherpa di Macron – mentre con l’Italia c’è una prossimità forte e un’eredità culturale comune”. Dall’Eliseo non si vuole presentare il patto come un asse alternativo con Roma nel dopo-Merkel. “Non giochiamo al triangolo delle gelosie” precisa un consigliere di Macron. 

Il cosiddetto trattato del Quirinale sarà firmato da Draghi al Colle. Una concessione istituzionale decisa insieme a Sergio Mattarella – che riceverà Macron domani – per rispettare il nome coniato nel vertice bilaterale del settembre 2017 con l’allora premier Paolo Gentiloni. Il leader francese aveva annunciato a sorpresa l’idea, rispondendo a una domanda di un giornalista dell’Ansa sull’ipotesi di un patto con Roma simile a quello esistente tra Parigi e Berlino. Da allora c’è stato un lungo e complesso lavoro preparatorio, frenato dalle tensioni politiche durante il governo Conte, poi riavviato con convinzione da Draghi. 

Il testo è accompagnato da un allegato che stila una road map per il breve-medio termine. Al livello istituzionale, i due paesi si impegnano a una serie di meccanismi di consultazioni periodiche al fine di “intensificare il dialogo congiunto al livello tecnico e operativo” tra ministeri, parlamenti e altri organismi vari. Gli obiettivi sono per esempio fluidificare la cooperazione alla frontiera e coordinare gli investimenti in settori strategici come il cloud, la produzione di batterie elettriche e semi-conduttori, lo sviluppo dell’idrogeno.

Una parte del trattato è dedicata agli scambi culturali, con incentivi all’insegnamento delle rispettive lingue, un servizio civile unificato per i giovani, ma anche proposte originali come un “Grand Tour” degli artisti o il lancio di una piattaforma per la diffusione di film coprodotti. Non manca l’impegno comune per scambiare buone pratiche nella sfida della transizione ecologica e nella protezione di ecosistemi a rischio come le Alpi e il Mediterraneo. Dopo la firma, il testo passerà al vaglio dei rispettivi parlamenti. “Come è da prassi per i trattati internazionali – osserva l’eurodeputato Sandro Gozi – gli accordi vengono prima negoziati e firmati dai governi e poi analizzati, valutati ed eventualmente ratificati dai parlamenti “. 

Fonte: Repubblica

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