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MOSCA – È nato il primo figlio dell’ex analista dell’Agenzia nazionale per la Sicurezza (Nsa) statunitense e “talpa” del Datagate Edward Snowden, 37 anni, e della compagna Lindsay Mills, due anni più giovane. “Il più grande regalo è l’amore che condividiamo”, ha scritto Snowden su Twitter condividendo una fotografia pubblicata da Mills su Instagram che ritrae la coppia che tiene in braccio il bebé con indosso un cappello natalizio e il volto nascosto da un emoticon. “Edward e Lindsay hanno avuto un maschietto, la madre e il bambino sono in ottima salute”, ha confermato all’agenzia Interfax e a Sputnik l’avvocato della coppia, Anatolij Kucherena.

Snowden, ricercato negli Stati Uniti, ha chiesto la cittadinanza russa dopo aver ottenuto un permesso di giorno permanente a Mosca, dove si è rifugiato nel 2013, mentre il bambino la otterrà automaticamente in virtù della nascita sul suolo nella Federazione russa. Grazie a una recente riforma della legge russa su cittadinanza e immigrazione, Snowden ha però chiesto di mantenere la sua cittadinanza statunitense.

“Dopo anni di separazione dai nostri genitori, io e mia moglie non abbiamo alcuna intenzione di essere separati da nostro figlio. Ecco perché, in quest’era di pandemia e confini chiusi, stiamo presententando domanda per la doppia cittadinanza russo-statunitense”, aveva spiegato Snowden su Twitter pochi giorni dopo che la compagna aveva annunciato di essere incinta. “Io e Lindsay resteremo americani e cresceremo nostro figlio secondo tutti i valori americani che amiamo, inclusa la libertà di esprimersi liberamente. E non vedo l’ora che arrivi il giorno in cui potrò tornare negli Stati Uniti così che si riunisca l’intera famiglia”.

Ex analista dell’Nsa, Snowden aveva lasciato gli Stati Uniti dopo aver trafugato e passato alla stampa migliaia di documenti che avevano causato lo scandalo sul vasto programma di raccolta d’informazioni e provocato tensioni con gli alleati europei. In patria è accusato di “spionaggio” e rischia trent’anni di carcere.

Rifugiato in Russia nel maggio 2013 dopo essere passato da Hong Kong e aver cercato asilo in America latina, ha beneficiato del diritto di asilo per un anno, poi di un permesso di soggiorno di tre anni, prorogato nel 2017. Lo scorso 22 ottobre il suo avvocato Kucherena aveva infine annunciato che Snowden aveva ottenuto un permesso di soggiorno illimitato grazie alla recente riforma della legge russa sull’immigrazione. Mosca ha infatti allentato la legge per consentire alle persone che richiedono un passaporto russo di non dover rinunciare alla propria nazionalità.

Complice la nascita del primo figlio, ora che il mandato di Donald Trump è agli sgoccioli, si susseguono gli appelli al presidente uscente affinché conceda la grazia al whistleblower. Il senatore repubblicano Rand Paul e la deputata democratica Tulsi Gabbard sostengono la causa. E di recente è stato il deputato repubblicano Matt Gaetz a rilanciare la richiesta avanzata dal giornalista Gleen Greenwald con l’hashtag #PardonSnowden.

Snowden ha condiviso i messaggi di sostegno su Twitter, ma di recente ha scritto che se Trump dovesse concedere “un solo atto di clemenza” dovrebbe essere un provvedimento per il fondatore di Wikileaks Julian Assange, attualmente in una prigione di massima sicurezza del Regno Unito in attesa della decisione di un giudice sull’eventuale estradizione negli Stati Uniti dove lo attendono 18 capi d’accusa per presunti crimini di spionaggio e cospirazione.

Lo scorso agosto il presidente Trump aveva dichiarato che avrebbe “dato un’occhiata” alla possibilità di graziare Snowden, benché all’epoca dell’Nsagate lo avesse definito “un traditore” e “una spia che andrebbe giustiziata”, ma non è più tornato sul caso. La futura amministrazione Joe Biden invece probabilmente assumerà una posizione più dura una volta. Nel 2015 una richiesta sotto l’amministrazione di Barack Obama, di cui Biden era vicepresidente, era stata respinta dalla Casa Bianca.

Fonte: Repubblica

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