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LONDRA – Domitilla Sagramoso, docente ed esperta italiana di storia russa al prestigioso King’s College: perché la Russia ha lanciato questa operazione di spionaggio proprio in Italia?

“Perché l’Italia è una pedina debole dell’Alleanza Atlantica. Ha avuto vari governi filorussi, sia di centro-destra, sia di centro-sinistra: non dipende solo dai buoni rapporti personali di Berlusconi con Putin. Inoltre, per la dipendenza energetica dell’Italia da Mosca e per l’importanza di Mosca per le esportazioni italiane, la Russia è un mercato importante per il nostro Paese e per questo esiste una lobby, particolarmente in Nord Italia, che spinge per avere buoni rapporti con il Cremlino. Ciononostante, il controspionaggio civile e militare italiano si è spesso rivelato molto determinato nel respingere lo spionaggio russo, come dimostra anche quest’ultimo caso”.

E perché in questa fase la Russia spia aggressivamente l’Occidente?

“Perché tra Russia e Occidente è in corso una guerra ibrida più che fredda, cioè una guerra combattuta non con strumenti militari, troppo rischiosi in un confronto diretto con una potenza nucleare, ma con altri mezzi, come le sanzioni economiche. E Mosca reagisce, non solo con le proprie contro-sanzioni, ma anche con operazioni spionistiche che hanno tutte lo stesso obiettivo di fondo: ottenere materiali, scoprire segreti sulla meccanica delle catene di comando e indebolire la Nato. Da questo punto di vista, gli arresti di Roma non sono sorprendenti”.

Eppure rappresentano un fatto per molti aspetti senza precedenti.

“Perché invece di uno spionaggio politico o industriale, stavolta si trattava di una missione dentro ai più alti apparati militari. Che sia stata scoperta e sventata è molto imbarazzante per il Cremlino. Ed è una missione probabilmente rivelatrice dell’ansia che Mosca prova per l’Ucraina, dove la situazione si va deteriorando. In più, dalla Bielorussia alla Georgia, tutta la regione intorno alla Russia attraversa un momento delicato”.

Come reagirà Putin?

“E’ un brutto colpo per il Cremlino, perché finora contava sull’Italia per comporre, insieme a Germania e Francia, un asse favorevole a una linea più morbida verso la Russia”.

Ma cosa deve fare l’Occidente?

“L’Occidente ha commesso degli errori nella politica verso la Russia nell’ultimo decennio, ma la Russia ne ha commesso uno imperdonabile con l’annessione della Crimea e l’invasione dell’Ucraina: abbiamo pagato con due guerre mondiali il principio secondo cui i confini delle nazioni non vanno cambiati con la forza. È stata una grave violazione delle norme internazionali su cui giustamente l’Occidente non può fare finta di niente”.

Dialogo o intransigenza, quindi, per cercare di democratizzare la Russia?

“I cambiamenti interni russi vanno lasciati fare ai russi, e ce ne sono come si è visto dalla vicenda di Navalnyj, che tra l’altro ora ha iniziato lo sciopero della fame in prigione. Ma l’Occidente deve usare fermezza nei confronti di Mosca e opporsi a ogni violazione dello stato di diritto in Russia. La linea dura ha dei rischi, perché ogni oppositore russo può essere accusato di essere un agente occidentale e perché c’è il pericolo di spingere sempre più la Russia nelle mani della Cina. Ci sono tuttavia linee rosse che Mosca non può valicare. Occorre dunque dialogare con Putin, con fermezza ma pure con rispetto. Esistono punti in cui ci può essere un’azione comune, sul clima e sul disarmo per esempio. E punti su cui non si può transigere, da affrontare con il miglior linguaggio diplomatico”.

Fonte: Repubblica

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