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LONDRA – Dopo un poliziotto che assassina una donna, la polizia carica le donne andate a protestare contro l’assassinio. È accaduto stasera a Londra, nel parco vicino al punto in cui Sarah Everard è scomparsa una settimana fa: la veglia organizzata per “riprendersi le strade” dalla violenza maschile era stata proibita dalle forze dell’ordine e dall’Alta Corte in nome delle norme anti-distanziamento sociale rese necessarie dalla pandemia, ma centinaia di donne sono andate lo stesso a Clapham Common e presto sono scoppiati scontri con gli agenti intervenuti per disperderle.

“Immagini che turbano profondamente”, commenta il leader dell’opposizione laburista Keir Starmer. Metodi troppo forti, affermano in tanti: donne arrestate, gettate a terra, portate via a braccia. “Vergogna, vergogna”, gridavano le manifestanti, “lasciateci parlare”. Anche Kate Middleton, la duchessa di Cambridge, moglie del principe William secondo in linea per il trono, ha visitato il parco, depositando un mazzo di fiori in ricordo di Sarah, prima che cominciassero gli incidenti. E pure Boris Johnson ha acceso una candela in memoria di Sarah davanti al portone con il numero 10 a Downing Street.

Riunioni analoghe hanno avuto luogo in altre città dell’Inghilterra, ma senza che la polizia intervenisse. Mentre cresce intanto la pressione sul primo ministro per prendere misure in difesa delle donne dopo un delitto che ha scioccato la nazione, ora all’omicidio si somma l’atteggiamento a giudizio di molti  esagerato da parte dei non tanto placidi “bobbies” alla manifestazione di Londra. E Scotland Yard deve già rispondere a pesanti domande sul perché uno dei suoi uomini abbia potuto compiere indisturbato un fatto di sangue così efferato.

I resti di Sarah, una manager del settore marketing 33enne, sono stati trovati chiusi dentro un sacco, nascosti in un bosco, in condizioni tali che soltanto l’analisi dei denti ha permesso di identificarla. Wayne Couzens, 49 anni, entrato nella polizia nel 2018, è stato incriminato ieri apparendo per la prima volta in tribunale: i cronisti hanno notato la ferita alla testa che si è procurato da solo nella propria cella, sbattendo probabilmente contro il muro, per la quale è stato necessario portarlo in ospedale. Di lui si sa che aveva lavorato nel garage di famiglia prima di diventare un poliziotto ma non è chiaro come abbia fatto carriera così rapidamente da venire inserito nei reparti speciali che fanno la guardia, armati, a Downing Street, al parlamento di Westminster e alle ambasciate. Nel 2006 si era sposato con un’ucraina, conosciuta su un sito per cuori solitari, da cui ha avuto due figli.

Sono dunque molte le domande a cui la polizia deve rispondere: dal sindaco di Londra Sadiq Khan al leader liberaldemocratico Ed Davey fioccano già richieste di dimissioni di Cressida Dick, prima donna a capo di Scotland Yard. Appare grave e suscita profondi interrogativi, dicono i suoi accusatori, il comportamento degli agenti davanti a quella che era solo una pacifica veglia funebre. Le promotrici di “Reclaim These Streets” (Riprendiamoci le strade), come era stata chiamata la marcia per Sarah, avevano chiesto alla polizia di concordare insieme i modi per la protesta in modo da non rischiare contagi per il Covid, ma questa collaborazione non c’è stata. Ufficialmente le organizzatrici dell’evento avevano esortato a ricordare Sarah sulla porta di casa con una candela in mano, ma centinaia di donne sono scese lo stesso in strada recandosi in particolare a Clapham Common, la zona a sud del Tamigi dove la vittima era stata vista per l’ultima volta da una telecamera a circuito chiuso. Ed è lì che questa sera, per allontanarle, la polizia ha fatto ricorso all’uso della forza in una maniera che l’opposizione e vari media giudicano decisamente eccessiva. Come se non bastasse una donna uccisa da un poliziotto, la polizia carica e arrresta le donne che protestano contro l’omicidio. Peggio di così a Scotland Yard non potrebbe andare.

Fonte: Repubblica

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