Condividi:

NEW YORK – Taiwan sì, Cina no. Ma anche Polonia sì e Ungheria no; Brasile sì, Nicaragua no; Iraq sì, Turchia, Egitto, Arabia, Giordania, Emirati e Qatar no. Gli Usa hanno diramato gli inviti per il “Summit for Democracy”, che Biden ospiterà in forma virtuale il 9 e 10 dicembre. Subito sono seguite le polemiche, ma le reazioni più negative sono venute dai soliti sospetti, Cina e Russia, con sfumature diverse.

Pechino non è urtata per la propria esclusione, perché la democrazia non è una sua priorità, e anzi vuole dimostrare che il modello autocratico è superiore. La disturba però la presenza di Taiwan, perché equivale a trattare l’isola ribelle come uno stato. Mosca invece vorrebbe almeno fingere di essere una democrazia e quindi si offende perché Washington «cerca di privatizzare» il termine.

Il Dipartimento di Stato ha spiegato così l’iniziativa: «Democrazia e diritti umani sono minacciati in tutto il mondo. Le democrazie affrontano serie sfide all’interno e all’esterno dei confini. La sfiducia pubblica e il fallimento dei governi nel fornire un progresso economico e politico equo e sostenibile ha alimentato la polarizzazione e l’ascesa di leader che minano norme e istituzioni democratiche. In tutto il mondo, la debole capacità statale e del diritto, l’elevata disuguaglianza e la corruzione continuano a erodere la democrazia. I leader autoritari scavalcano le frontiere per minare le democrazie, dal prendere di mira giornalisti e difensori dei diritti umani all’ingerenza nelle elezioni, il tutto seminando disinformazione per affermare che il loro modello è più efficace».

Perciò «dobbiamo dimostrare che la democrazia funziona ancora e può migliorare la vita delle persone in modi tangibili. Per fare ciò le democrazie devono unirsi, per ringiovanire e migliorare dall’interno le nostre società aperte e rispettose dei diritti; stare uniti nella difesa dalle minacce delle autocrazie; dimostrare che possiamo affrontare le crisi più urgenti».

Il vertice si concentrerà su tre temi: «Rafforzare la democrazia e contrastare l’autoritarismo, combattere la corruzione, promuovere il rispetto dei diritti umani». Lo scopo è prendere iniziative concrete per «rafforzare la governance responsabile, ampliare le opportunità economiche, proteggere diritti umani e libertà fondamentali, consentire una vita dignitosa. Mostreremo come società aperte e rispettose dei diritti possono lavorare insieme per affrontare efficacemente le grandi sfide del nostro tempo, come Covid-19, crisi climatica e crescente disuguaglianza». Tra un anno ci si rivedrà di persona, per misurare i risultati.

Il portavoce di Pechino Zhu Fenglian ha risposto che l’invito di Taiwan «è un errore» e che «le azioni degli Usa dimostrano come la democrazia sia solo una copertura per far avanzare i loro obiettivi geopolitici». Il collega del Cremlino Dmitrij Peskov ha detto che Washington «preferisce creare nuove linee divisive, per separare buoni e cattivi». Ma «sempre più Paesi preferiscono decidere da soli come vivere», mentre gli Stati Uniti «cercano di privatizzare il termine “democrazia”».

La verità è che, per quanto si voglia essere inclusivi, se l’obiettivo è rilanciare la democrazia bisogna partire dalle democrazie, sperando che poi il successo sconfigga populisti, sovranisti, trumpisti e autocrati, convincendo gli altri a unirsi. Perciò è dentro l’Iraq, che almeno tenta di costruirla, ed è fuori la Turchia, che sembra averci rinunciato. C’è la Polonia, magari per provare a riportarla sulla retta via, ma non l’Ungheria, dove l’unica speranza è che l’opposizione unita intorno a Péter Márki-Zay batta Viktor Orbán. Stesso discorso per il Brasile, se Jair Bolsonaro consentirà la sfida con Lula.

Lista e metodo saranno imperfetti, ma le istituzioni inclusive esistono già, a partire dall’Onu, e svolgono una funzione diversa. Qui si tratta invece di riunire le democrazie, per rilanciarle.
 

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy