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BERLINO — Prima i nostri cittadini, poi, forse, chissà. Stati Uniti, Francia e Germania hanno risposto “no” all’appello dell’Organizzazione mondiale per la Sanità, che chiedeva di ritardare la distribuzione di una terza dose di vaccini per favorire l’arrivo dei farmaci nei Paesi con meno risorse. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’Oms, aveva lanciato la proposta mercoledì, sottolineando che l’impegno a proteggere la popolazione dalla variante Delta è “comprensibile”, ma che dietro questo progetto c’è un’ ingiustizia. «È inaccettabile che i Paesi che hanno già utilizzato la maggior parte dei farmaci ne utilizzino ancora, mentre le popolazioni più vulnerabili rimangono senza protezione».

Washington, Parigi e Berlino hanno respinto l’idea. Il primo No è arrivato dagli Stati Uniti: «Crediamo che sia una scelta sbagliata: possiamo fare entrambe le cose», ha detto Jen Psaki, portavoce della Casa Bianca, aggiungendo che gli Usa hanno donato più dosi di qualsiasi altro Paesi. Secondo il ministro tedesco per la Sanità, «bisogna prima garantire che siano protette le categorie più minacciate, come gli anziani o chi ha un sistema immunitario indebolito». Per queste persone, il rischio di un declino della protezione è alto. Berlino ha rilanciato con l’offerta di 30 milioni di dosi entro fine anno per i Paesi dove finora la campagna di immunizzazione non è nemmeno cominciata: l’80 per cento di questa donazione sarà gestita dal sistema globale Covax. Ad agosto il governo federale ha rinunciato alle unità di vaccino Johnson e Johnson destinate alla Germania, in favore di altri Paesi europei.

La reazione della Francia è stata limitata a un messaggio sui social network del presidente Emmanuel Macron, il quale ha ricordato che «sarà necessaria una terza dose per i più vulnerabili e gli anziani».

La Commissione europea ha preferito tirarsi indietro dallo scontro, ricordando che ogni decisione sull’uso dei vaccini dipende dalle autorità nazionali e aggiungendo che metà della produzione europea di vaccini è stata esportata. Commissione e governi europei hanno contribuito con tre miliardi di euro a Covax, l’iniziativa internazionale per distribuire dosi sufficienti per immunizzare almeno il 20 per cento della popolazione di 92 Paesi a reddito basso.

Ma è difficile non vedere ragioni di equità nel richiamo di Ghebreyesus: l’accesso ai vaccini finora è stato sbilanciato, con le nazioni economicamente più forti che si sono assicurate quattro quinti dei farmaci, garantendo così alla popolazione un percentuale di oltre il 50 per cento di vaccinati. Nei Paesi poveri, invece, ad aver completato il percorso di vaccini è poco più dell’1 per cento. E questo sbilanciamento è reso ancora più netto dalle valutazioni dell’Agenzia europea del Farmaco, che sembra lasciar filtrare qualche dubbio sulla necessità della terza dose. L’Ema, assieme al Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha voluto sottolineare che i vaccini approvati finora «offrono un alto livello di protezione contro il rischio di malattia grave o morte a causa del virus Sars-Cov-2, comprese le varianti, come delta».

Fonte: Repubblica

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