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212800039 d18efde9 fdb7 41d9 9a17 ce09ece1b78e - “Scuola, chiamateci generazione Zero. Per noi è davvero il primo giorno”

Emozionate e non lo nascondono. Allegre però. Lucrezia, Caterina, Silvia, Giulia, Matilde e Giada, secondo anno, sezione A, liceo scientifico “Kennedy” di Roma, ex brefotrofio di mattoni rossi alle pendici del Gianicolo, dicono che per loro è davvero «il primo giorno di scuola». «L’anno scorso con la Dad ci siamo viste poco, la classe intera non c’era mai, un inizio di superiori triste, la Dad ha spento le relazioni. Speriamo che quest’anno la presenza ci sia davvero e non ci rimandino a casa dopo una settimana».

Baci, abbracci e mascherine. “Ciao Fra, ciao Bro, ciao sister”. La gioia di ritrovarsi è tangibile, il tempo trascorso senza vedersi è stato assai più lungo di un’estate. «Siamo vaccinate, siamo in regola, adesso però è la scuola che deve fare la sua parte, vedremo se ci sono gli spazi, tornare in Dad sarebbe una sconfitta, abbiamo già pagato abbastanza».

Suona la campanella, il secondo scaglione dei liceali romani entra in classe, tra timori, speranze e disillusioni. Bar aperti e gremiti, capannelli di madri e padri (con mascherina) davanti alle scuole dei più piccoli, gruppetti di genitori che tornano al rito del caffè dopo aver depositato i figli al portone di asili ed elementari. Traffico, caos, clacson, Roma nel bene e nel male si è risvegliata alla normalità. Eleonora Mazzucca frequenta il “Pascal” di Pomezia, liceo classico, dice che l’emozione più grande è stata quella di ritrovare «la mia compagna di banco». «Sedute vicine, non ci sembrava possibile, il contatto è fondamentale, oggi ci guardavamo intorno, stupiti di essere di nuovo tutti insieme».

Eleonora dice di aver trovato una scuola attrezzata, percorsi precisi, mascherine sul banco di ogni ragazzo e personale Ata con la App per registrare il green pass dei prof. «I veri problemi sono quelli del trasporto pubblico. Adesso che le regole si sono allentate, ci si può sedere dappertutto, fare i biglietti sul bus, l’affollamento c’è già. Per noi studenti il rischio è alto, è da qui che possono ripartire i contagi. E tornare in Dad, no, sarebbe un disastro, non possiamo subire di nuovo».

Eccoli i timori di quella generazione che dal glossario sociologico è stata definita “generazione Zeta”(dopo X e Y) e invece ieri, nella prima manifestazione di questa ripresa che non si annuncia affatto pacifica, la Rete degli studenti Medi ha trasformato la Zeta in Zero. «La generazione Z è quella che ha subito le peggiori conseguenze della pandemia, per questo adesso siamo Zero e non Zeta: zero previsione sul futuro, zero coinvolgimento nelle scelte, zero progetti e speranze». Due anni di promesse mancate, di solitudine, di isolamento perché le classi erano e sono rimaste “pollaio”, si fanno sentire.

Marco Marino fa il quarto scientifico al liceo “Plinio”. È sulle scale del ministero dell’Istruzione, con una bandiera rossa che risalta sugli scaloni bianchi del palazzo di Viale Trastevere. «Sono emozionato di tornare in presenza, ma anche preoccupato. Oltre alla scacchiera degli orari per evitare assembramenti, in molti istituti superiori tutto è rimasto identico, come se non ci fosse stata la pandemia, come se il Covid non ci avesse costretto a quasi due anni di didattica a distanza che ha acuito diseguaglianze e differenze».

Marco sa già che all’università si iscriverà a Scienze politiche o a Filosofia. «I soldi dell’Europa stanno arrivando e come verrano spesi? Saremo coinvolti nelle decisioni? Stiamo già raccogliendo foto di classi che sembrano scatole di sardine. Una nuova stagione di Dad sarebbe insopportabile. Siamo vaccinati, abbiamo il Green Pass, personalmente ritengo chi non si vaccina una persona che lede la libertà altrui. Adesso però spetta al mondo adulto mantenere i patti e investire sul nostro diritto allo studio».

Sono tornati. Il colpo d’occhio mette allegria. Un po’ come uscire da una convalescenza. Gruppetti, zaini, risate. «Però sarà dura — ammette ironica Sara davanti al ministero — mica siamo più abituati a uscire di casa ogni mattina, entrare alle otto in classe. Vuoi mettere accendere il pc in pigiama? Toccherà programmare tre sveglie, per non saltare, tutti i giorni, la prima ora».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: Repubblica

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