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Dopo l’autopsia sono stati fatti sparire gli organi di Serena Mollicone. I depistaggi sull’omicidio della studentessa di Arce sarebbero andati avanti per circa 30 anni e sarebbero arrivati persino a questo.

Una testimonianza shock quella del colonnello dei Carabinieri, Fabio Imbratta, davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Cassino, nel processo ai cinque imputati per l’uccisione della 18enne, uno dei principali cold case italiani.

L’ufficiale, parlando per oltre cinque ore, ha specificato che, riesumata la salma della vittima, dovevano anche essere analizzati gli organi prelevati dal corpo della giovane nel corso dell’autopsia effettuata dopo il ritrovamento del cadavere, ma che dei reperti non è stata trovata traccia. Scomparsi.

Spariti sia l’inguine della 18enne che il sopracciglio

Spariti sia l’inguine della 18enne che il sopracciglio, dunque la parte del corpo che, in base alle nuove indagini, avrebbe battuto con violenza contro una porta di un alloggio in disuso della famiglia Mottola, quella dell’allora comandante dei carabinieri di Arce.

“È stata uccisa nella caserma dell’Arma”

E per il colonnello Imbratta, alla luce dei nuovi accertamenti e in particolare quelli scientifici, non ci sono dubbi sul fatto che Serena sia stata uccisa nella caserma dei carabinieri di Arce, battendo proprio la testa contro quella porta. Per l’ufficiale, infine, sono state determinanti le dichiarazioni del brigadiere Santino Tuzi prima di togliersi la vita, il quale specificò di aver visto entrare la 18enne in caserma e di non averla vista uscire, e quelle del carrozziere Carmine Belli, indicato nel corso della prima inchiesta come il mostro e rimasto per oltre un anno e mezzo in carcere da innocente. “Le dichiarazioni fornite da Santino Tuzi sono state fondamentali – ha evidenziato Imbratta – così come quelle rilasciate da Carmine Belli poi artatamente e volutamente modificate per farlo divenire un caprio espiatorio”.

La sparizione, il primo giugno 2001

Serena Mollicone sparì da Arce, in provincia di Frosinone, l’1 giugno 2001 e venne trovata senza vita due giorni dopo in un boschetto ad Anitrella, una frazione del vicino Monte San Giovanni Campano, con le mani e i piedi legati e la testa stretta in un sacchetto di plastica. Due anni dopo, accusato di omicidio e occultamento di cadavere, venne arrestato Carmine Belli, poi assolto, un’altra vittima di quella che sarebbe stata una lunga catena di depostaggi.

Le indagini ripresero quindi vigore nel 2008 quando, prima di essere interrogato di nuovo dai magistrati, il brigadiere Santino Tuzi si tolse la vita, secondo gli inquirenti perché terrorizzato dal dover parlare e confermare quanto aveva riferito su quel che era realmente accaduto nella stazione dell’Arma di Arce sette anni prima.

La dinamica della morte

Alla luce dei nuovi accertamenti compiuti dai carabinieri di Frosinone, dai loro colleghi del Ris e dai consulenti medico-legali, il pm Maria Beatrice Siravo si è convinta che la diciottenne il giorno della sua scomparsa si fosse recata presso la caserma dei Carabinieri, che avesse avuto una discussione con Marco Mottola, il figlio dell’allora comandante della locale stazione dell’Arma, e che lì, in un alloggio in disuso di cui avevano disponibilità i Mottola, la giovane fosse stata aggredita.

La studentessa avrebbe battuto con violenza la testa contro una porta e, credendola morta, i Mottola l’avrebbero portata nel boschetto. Vedendo in quel momento che respirava ancora, l’avrebbero soffocata e sarebbero iniziati i depistaggi.

A giudizio sono finiti l’ex comandante Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Anna Maria, con le accuse di omicidio aggravato e occultamento di cadavere, l’appuntato scelto Francesco Suprano, accusato di favoreggiamento personale in omicidio volontario, e il luogotenente Vincenzo Quatrale, accusato di concorso in omicidio volontario e istigazione al suicidio del collega brigadiere Tuzi.

Prossima udienza, il 26 novembre

L’istruttoria va avanti e nella prossima udienza, il 26 novembre 2021, parlerà la dottoressa Cristina Cattaneo, direttore del Labanoff, che ha redatto la nuova consulenza medico-legale, stabilendo anche che Serena, dopo aver perso conoscenza battendo la testa contro la porta e creduta morta dai Mottola, prima di farla sparire venne nascosta su un terrazzino della caserma. Il medico legale chiarirà quindi come ha accertato la presenza della studentessa nell’alloggio della famiglia del comandante dei carabinieri.

Fonte: Repubblica

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