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NEW YORK – «Il governatore Andrew Cuomo ha molestato numerose donne e si è vendicato di chi denunciava pubblicamente la sua condotta. Ha creato un ambiente di lavoro tossico. E violato la legge federale e statale»: ovvero il regolamento da lui stesso sottoscritto e sbandierato sull’onda del movimento #MeToo.

L’indagine indipendente avviata a marzo sull’uomo più potente di New York è finita. E l’agguerrita procuratrice generale dello stato, l’afroamericana Letitia James, non ha dubbi: le 11 accusatrici dicono la verità. Una conclusione imbarazzante per i dem: la Casa Bianca definisce «ripugnanti» le accuse, mentre i colleghi di partito chiedono le dimissioni del tre volte governatore italoamericano – a sua volta figlio di Mario, governatore dello stato fra 1983 e 1994 – ed ex marito di una Kennedy, Kerry. Anche il presidente Biden, durante una conferenza stampa, ha risposto a una domanda in modo esplicito: “Gli chiederò di dimettersi”.

Un anno fa considerato perfino papabile alla presidenza per il modo fermo con cui aveva gestito l’emergenza Covid di New York, grazie a quelle sue colorite conferenze stampa che gli valsero perfino un Emmy, l’Oscar della tv.

«La verità è più forte del potere» sentenzia l’ex procuratore Joon Kim, parlando alla stampa insieme all’avvocatessa Anne Clark, che con lui ha guidato l’indagine indipendente sulle accuse. E pazienza se, lo racconta il New York Times, durante l’interrogatorio del governatore dello scorso 17 Luglio durato ben 11 ore, Cuomo l’ha apostrofato più volte, accusandolo di essere «interessato», avendo condotto «per fini politici» altre inchieste contro di lui e i suoi alleati.

«Abbiamo seguito solo i fatti, senza favoritismi né paura» afferma durissimo Kim. Spalleggiato da James che allude pure ai pettegolezzi su di lei (sarebbe in pool position proprio per la poltrona di Cuomo): «Si è cercato tanto di minare e politicizzare l’inchiesta con attacchi offensivi contro di me e il mio team. Ma la nostra attenzione è rimasta focalizzata sulle 11 coraggiose che hanno svelato una condotta capace di corrodere il carattere del nostro governo statale, mostrando che c’è ingiustizia pure ai più alti livelli».

D’altronde, insiste, «il rapporto di 165 pagine, già distribuito ai membri dell’assemblea legislativa di New York, si basa sulle voci di 179 testimoni e la revisione di migliaia di documenti. Lo abbiamo costruito usando le parole di chi ha trovato la forza di denunciare pur in un ambiente di lavoro tossico, ostile e intimidatorio». Affermando di aver trovato riscontri alle testimonianze delle principali accusatrici Lindsey Boylan, Charlotte Bennett e Anna Ruch.

Già capo dell’ufficio economico dello stato, Boylan, 37 anni aveva descritto le attenzioni sgradite del governatore a dicembre 2020 in un post pubblicato sul sito Medium.com: «Mi toccò la schiena e le gambe, mi baciò senza consenso. Durante un volo mi propose di giocare a Strip Poker». Per quello, racconta la procuratrice James, sarebbe stata denigrata dai più stretti collaboratori di Cuomo con una lettera a giornalisti e colleghi di partito dove la si definiva “trumpiana”.

Charlotte Bennett, 25 anni, è un’ex assistente del politico: «Era morboso, durante l’emergenza Covid chiedeva della mia vita privata, dicendosi aperto a una relazione con una donna più giovane. Mi fece capire di voler venire a letto con me, mettendomi a disagio». Spingendola a lasciare il posto: «Ho rinunciato alla carriera per colpa di un uomo annoiato», ha detto agli investigatori.

Anna Ruch, 33 anni, è la donna della foto scattata a un matrimonio dove in realtà lui le tiene solo le mani sulle guance. Appare scioccata: aveva appena ricevuto una pacca sul fondoschiena. Credibile, secondo l’indagine, pure la “state trooper”, l’agente donna di Albany, dove ha sede l’Assemblea di New York, molestata in ascensore: «Mi toccò senza il mio consenso. Una volta facendo scivolare il suo dito dal mio collo fino all’osso sacro. Un’altra dall’ombelico alla pistola. Facendo commenti offensivi».

Atteggiamenti misogini «che niente hanno a che fare con quelli da lui definiti “comportamenti fuori moda”» tuona l’avvocatessa Clark. Sì, perché Cuomo da tempo chiama in causa le sue origini italiane per quella “tattilità” forse eccessiva: «Mi hanno frainteso scambiando scherzi magari inopportuni per tentativi di flirt». Una posizione ribadita anche ieri: il governatore ha infatti annunciato che ribatterà online a ogni singola accusa: «Saprete direttamente da me come sono andate le cose. Non ho mai toccato nessuno in modo inappropriato o fatto avance sgradite. Ho 63 anni. Ho vissuto la mia intera vita adulta in pubblico. Non sono e non sono mai stato un molestatore».

Tanto più, lo ha detto la stessa James, «che quegli atti non sono di natura penale». No, Cuomo non molla. Ma la richiesta d’impeachment è già partita. Pure se non finirà in tribunale il rapporto suona già come una sentenza.

Fonte: Repubblica

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