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215146876 f22ddf6a 88fa 4db8 9ca8 6e2bdfa8affc - "Siamo certi, è Laura” L’alibi delle figlie torna nel mirino dei pm

MILANO – «Finora abbiamo lavorato su ipotesi. Indagato per tentativi. Adesso potremo analizzare elementi concreti. Ragionare sui fatti». La fonte investigativa scandisce la frase con tempi lenti. Gli stessi che d’ora in poi verranno utilizzati per definire i contorni della fine di Laura Ziliani. Nessuno, da Temù alla Procura di Brescia, dubita che sia il suo il cadavere ritrovato domenica mattina ai bordi della sponda dell’Oglio, ormai in territorio di Vione, a mezzo chilometro dal paese dove l’ex vigilessa 55enne aveva radici, case e affetti. Nessuno, dall’esito dell’autopsia affidata al medico legale Andrea Verzeletti degli Spedali Civili del capoluogo, si attende un verdetto diverso sull’identità di quel corpo saponificato segnalato da una famiglia di escursionisti: il bimbo aveva avvertito il cattivo odore e notato un piede affiorare dalla terra, quella lasciata nuda dalla recente piena del fiume. Lì i volontari della Protezione civile avevano già guardato, come in tutta la Val Camonica, fin dall’8 maggio. Lì, con ogni probabilità, Laura Ziliani era stata sepolta dopo essere stata ammazzata.

Ne sono convinti i carabinieri del Nucleo investigativo di Brescia, guidati dal maggiore Alberto Degli Effetti, e il pm Caty Bressanelli che li coordina da tre lunghi mesi. Troppe incongruenze, troppi pezzi spaiati. Non è detto che tutti conducano all’unica ipotesi ufficialmente in piedi, quella che ha fatto finire sul registro degli indagati Paola e Silvia Zani, 19enne e 27enne figlie di Laura Ziliani, e il 30enne fidanzato lecchese della maggiore. Schiacciati, dallo scorso 28 giugno a oggi, dall’accusa di omicidio volontario e occultamento di un cadavere che non si trovava, fin da principio, in un territorio che l’ex vigilessa conosceva fin troppo bene per farsene tradire. Dissero a verbale, le ragazze, di aver ricevuto la madre nella villetta di famiglia la sera del 7 maggio, in arrivo da Brescia dove si era trasferita dopo la morte del marito Enrico Zani, travolto da una valanga mentre sciava nel 2012. Di averla vista sveglia alle 7 dell’8 maggio, pronta per un po’ di trekking tra i boschi dove camminava fin da bimba.
Nessuno ha saputo spiegare che fine abbia fato l’orologio con gps che Laura Ziliani portava al polso a ogni gita. Né il perché di uno strano ritrovamento: lo smartphone della donna, lasciato dietro le scale che portano alla cantina-taverna della dimora di Villa Dalegno, frazione a monte di Temù. Spento dalla sera prima, diranno i tabulati. Utilizzato la mattina della scomparsa, sosterranno le figlie. E ancora: la scarpa da montagna Salomon, con un piccolo foro, ritrovata il 23 maggio su un ponticello che scavalca il torrente Fiumeclo, emissario dell’Oglio. Le figlie la attribuirono a Laura, avallando la tesi dell’incidente o del gesto volontario. Eppure oggi quell’elemento spuntato all’improvviso dice altro: «È impossibile che una donna scomparsa lì — sottolinea il sindaco Giuseppe Pasina — finisca nel punto dov’è stata ritrovata. Al 99% è stata ammazzata».

Da chi? E perché? Laura Ziliani si era rifatta una vita, lavorava in Comune a Roncadelle dove aveva trovato un nuovo compagno, abitava a Urago Mella con la 25enne figlia mezzana — affetta da disturbi psichici e non indagata — e nei weekend tornava in Val Camonica. La trasformazione della villetta familiare in bed and breakfast, sostengono fonti investigative, era stata motivo d’attrito in casa Zani. Ma sufficiente da giustificare un’esecuzione a sangue freddo, il trasporto del cadavere materno fino a un tratto poco battuto di fiume, la sua sepoltura e la recita a soggetto durante i mesi delle battute e delle perquisizioni? L’ultima, il 27 luglio scorso, aveva dato esito negativo. Chiunque, ieri, abbia provato a citofonare a quell’indirizzo, è stato respinto dallo stesso no comment.Ora, però, i carabinieri non lavorano più su ipotesi e fantasmi. Il corpo riaffiorato dai bordi dell’Oglio, pur saponificato dal tempo e dagli elementi, potrebbe fornire elementi — fratture, lesioni, compressioni — utili a capire il come. Sul chi, ormai, non c’è più dubbio.
 

Fonte: Repubblica

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