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DAMASCO – Il presidente siriano Bashar al Assad è stato eletto per un nuovo mandato presidenziale di sette anni alla guida del Paese arabo con il 95,1 per cento dei voti nelle elezioni di mercoledì. Lo ha annunciato il presidente del Parlamento siriano, ripreso dall’agenzia ufficiale Sana. La tornata elettorale, dall’esito scontato per la mancanza di trasparenza nella compilazione delle liste elettorali, l’accesso alle candidature e la validità dello spoglio, è stata oggetto di critiche da parte di diversi Paesi occidentali.

I segreti di Assad

Italia, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Germania – in una nota congiunta dei rispettivi ministri degli Esteri Luigi Di Maio, Antony Blinken, Jean-Yves Le Drian, Dominic Raab e Heiko Maas – hanno criticato la decisione di organizzare le elezioni.  “Denunciamo la decisione del regime di Assad di tenere un’elezione al di fuori del quadro descritto nella risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e sosteniamo le voci di tutti i siriani, comprese le organizzazioni della società civile e dell’opposizione siriana, che hanno condannato il processo elettorale come illegittimo”, si legge nella relativa nota ufficiale. Assad si prepara così ad un nuovo mandato di sette anni, alla testa di un Paese dilaniato da un conflitto che dura ormai da dieci anni, ha fatto almeno 600 mila morti e ha costretto alla fuga dalle proprie case la metà dei 22 milioni di cittadini siriani.

Di tono opposto rispetto a quelle occidentali sono le dichiarazioni arrivate da Russia e Iran, i due Paesi il cui sostegno militare ha consentito ad Assad di restare al potere: entrambi si sono congratulati con Assad per la “schiacciante vittoria”. “Consideriamo le elezioni come un affare sovrano della Siria e un passo importante per rafforzare la sua stabilità interna – si legge in particolare nella nota diffusa da Mosca – A questo proposito, consideriamo le dichiarazioni fatte da alcune capitali occidentali sull’illegittimità delle elezioni, rese ancor prima del loro svolgimento, come un elemento di rude pressione politica su Damasco e un ulteriore tentativo di interferire negli affari interni della Siria, con l’obiettivo di destabilizzarla: nessuno ha il diritto di imporre ai siriani quando e a quali condizioni devono eleggere il loro capo di Stato”.

Fonte: Repubblica

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