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Walter Biot è rimasto in silenzio. Ascoltato dal gip in occasione dell’interrogatorio di garanzia il capitano di fregata della Marina militare, fermato martedì scorso, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Al magistrato ha solo spiegato di essere “frastornato per l’accaduto”, sottolineando di voler chiarire la sua posizione solo dopo “aver raccolto le idee”.

È accusato di aver consegnato a un funzionario dell’ufficio militare dell’ambasciata russa a Roma in cambio di 5 mila euro una chiavetta usb. Un supporto elettronico dentro il quale sarebbero stati custoditi documenti classificati.

La consegna interrotta due giorni fa da un’operazione dei carabinieri del Ros sarebbe stata solo l’ultimo passaggio di documenti che Biot, 56 anni e 4 figli, avrebbe fatto ai russi. Le indagini dell’Aise dimostrano che l’uomo, in servizio all’ufficio politica militare e programmazione della difesa, sarebbe stato reclutato già da alcuni mesi.

Secondo la procura di Roma Biot avrebbe procacciato notizie importanti per la sicurezza dello Stato fotografando i documenti con un cellulare e consegnando poi la nano sim contenente gli atti ai russi, in un parcheggio della periferia romana, a Spinaceto.

Il suo legale ha chiesto al giudice di concedere gli arresti domiciliari all’indagato. Una richiesta osteggiata dalla procura di Roma. Il gip in giornata deciderà se convalidare o meno il fermo, ma considerando la scelta di Biot di avvalersi della facoltà di non rispondere è probabile che l’uomo resti in carcere, venendo trasferito nel penitenziario riservato ai militari, quello di Santa Maria Capua Vetere.

I due russi espulsi hanno lasciato l’Italia

Intanto hanno già lasciato l’Italia i due funzionari dell’ambasciata russa a Roma espulsi in seguito alla scoperta del caso di spionaggio. Si tratterebbe di Aleksej Nemudrov, addetto navale e aeronautico dell’ambasciata russa a Roma, e di Dmitrij Ostroukhov, impiegato nello stesso ufficio.

Fonte: Repubblica

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