Condividi:

Le regole ci sono ma in certe situazioni non vengono rispettate. È questa la crepa dalla quale è entrato il virus, che si è rimesso a correre anche in Italia. Mentre si pensa a nuove misure bisognerebbe anche agire per fare in modo che quelle esistenti venissero seguite. Lo ha spiegato anche il sottosegretario alla Salute Andrea Costa: “Sui controlli va data una stretta in più”. Se non seguire le indicazioni per la sicurezza non comporta alcun rischio, è facile che in molti smettano di proteggere se stessi e gli altri.

Ci sono alcune situazioni che sono sempre state ad alto rischio perché le indicazioni del governo non sono state rispettate fin dalla loro introduzione. Ad esempio negli stadi, dove nessuno indossa la mascherina, oppure nelle case, dove i “datori di lavoro” cioè i proprietari, difficilmente verificano che chi entra in quanto colf, badante o artigiano sia in regola col Green Pass. Altre invece hanno visto un certo rilassamento. È il caso dei ristoranti, dove i controlli sul certificato verde sono più rari di un tempo. Stessa cosa per quanto riguarda la vita sociale in generale e in particolare quella dei giovani, che hanno ripreso ad uscire la sera senza badare troppo all’uso delle mascherine e al anche rispetto del distanziamento.

Movida

I giovani esposti nelle piazze e nelle discoteche

La regola è chiara. In zona bianca la mascherina all’aperto va messa, dice il governo, “in tutte le situazioni in cui non si può garantire il distanziamento interpersonale o siano possibili assembramenti o affollamenti”. Quindi la cosiddetta movida che invade piazze e strade nel week end è un grosso problema. Difficile vedere la mascherina addosso a ragazzi che bevono drink e parlano in strada. Quei ragazzi che ora sono tra le fasce di popolazione che vedono più contagi. Sempre i giovani vanno nelle discoteche, dove la capienza è al 50% ma in pista si può ballare senza mascherina. Quindi si rischia.

Manifestazioni

Far rispettare le regole nei cortei, impresa impossibile

Il nesso tra manifestazioni di piazza e contagi si è visto chiaramente in Friuli, una delle Regioni dove si sono tenute più proteste contro vaccini e Green Pass e dove gli ospedali sono più in difficoltà. I No Vax e No Pass che scendono in piazza, del resto, non seguono le regole che contrastano la diffusione del virus. E se ne vantano. Così nella direttiva del ministero dell’Interno che invita i prefetti a far svolgere le manifestazioni fuori da “aree sensibili” della città, si chiede alle forze dell’ordine di controllare il rispetto di distanziamento e mascherine. Missione quasi impossibile.

Eventi sportivi

La calca nelle curve come ai tempi pre Covid

Negli stadi la mascherina sarebbe obbligatoria. Il condizionale è d’obbligo, visto che difficilmente, specialmente in certi settori come le curve dove peraltro si sta attaccati agli altri e si canta, se ne vede anche solo una. Per molti esperti questo è uno dei luoghi dove si rischia il contagio, anche se chi accede deve avere il Green Pass e anche se la capienza è ridotta al 75%. Il fatto che le persone stiano all’aperto però riduce un po’ il rischio. Gli impianti sportivi al chiuso invece hanno una capienza del 60% e si vedono anche più mascherine sugli spalti. Soprattutto nelle strutture più piccole.

Locali

Se al ristorante il Green Pass diventa un optional

Alcuni controlli ci sono ma a giudicare dal numero di multe non sono molto efficaci. Su un milione e mezzo di verifiche effettuate dal 15 ottobre a oggi, sono state appena 250 le sanzioni a titolari di esercizi commerciale. Tra questi alcune le hanno avute i ristoranti, dove non capita raramente di sedersi e sentirsi solo chiedere: “Cosa ordina?”. Dovrebbero essere gli stessi clienti, suggeriscono gli esperti, a lasciare bar, ristoranti e pizzerie al chiuso i cui titolari non controllano il Green Pass. Anche perché, così facendo, gli esercenti aiutano la circolazione del virus.

Trasporti

Su bus e metrò c’era una volta il distanziamento

Il trasporto pubblico locale (cioè autobus, metro, treni regionali) è considerato un punto critico per la diffusione del virus. Teoricamente i mezzi dovrebbero viaggiare all’85% di capienza e ci si entra senza Green Pass. Il problema sono i controlli sul numero delle persone realmente presenti. Si sa che i posti a sedere (che dall’estate 2020 si possono occupare tutti) di norma sono circa il 20-30% ma spesso non è chiaro quante altre persone possano salire su ogni singolo mezzo. Soprattutto non ci sono controlli e si creano affollamenti, pericolosi anche se i passeggeri hanno la mascherina.

Lavori a domicilio

Colf e idraulici: chi arriva a casa è un’incognita

“Non ci risulta alcun controllo nelle case in questo momento. Le famiglie rischiano se qualcuno fa verifiche per un altro motivo come un infortunio”, dice Andrea Zini di Assindatcolf, associazione nazionale dei datori di lavoro domestico. Il controllo di chi svolge la sua professione a domicilio è una grande zona grigia, in cui può succedere di tutto. Dovrebbero essere i datori appunto, cioè chi impiega colf, badanti ma anche artigiani come idraulici ed elettricisti, a verificare che la persona che entra in casa loro abbia il Green Pass. Nessuno sta cercando di capire se questi controlli avvengono.

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy