Condividi:

L’uovo di Colombo della Casa Bianca: un acrobatico proclama con cui il presidente degli Stati Uniti ha provato ieri a riunire, per la prima volta, le celebrazioni simbolicamente opposte del Columbus e dell’Indigenous Day in un’unica giornata di festa. Provando a trasformare il secondo lunedì d’ottobre, tradizionalmente dedicato all’esploratore italiano, in giornata di riconciliazione nazionale.

Per il tabloid conservatore New York Post si tratta di un “azzardato esempio di contorsionismo politico”. Ma Joe Biden tenta di riconciliare le anime della sua America più divisa che mai anche così: riconoscendo come festa ufficiale la giornata dei popoli indigeni, da decenni invocata a gran voce dagli attivisti conviti che l’arrivo delle tre caravelle diede il via allo sterminio dei nativi. E scegliendo ufficialmente di celebrarla proprio nel giorno in cui si onora il navigatore genovese che scoprì l’America nel lontano 1492.

“Facciamone un giorno di riflessione sullo spirito americano di esplorazione, il coraggio e il contributo degli italo-americani attraverso le generazioni. Senza dimenticare la dignità e la capacità di reazione di nativi e indigeni. E quanto lavoro ci resta da fare per realizzare la promessa di una Nazione per tutti”, ha scritto Biden nella dichiarazione diffusa durante il week end: tentativo estremo di far stringere la mano ai sostenitori della figura di Colombo e ai suoi avversari.

Un documento dove si riconosce di fatto il ruolo della comunità italo-americana e l’importanza del Columbus Day, nato nel 1892 per volontà dell’allora presidente Benjamin Harrison, allo scopo di ricucire col governo italiano: un anno dopo l’atroce linciaggio di New Orleans dove 11 nostri connazionali vennero massacrati da una folla inferocita dopo l’assassinio del locale capo della polizia David Hennessy (ucciso dalla mafia).

Quelle celebrazioni, poi trasformate nel 1937 in ricorrenza federale (di quelle, insomma, che comportano la chiusura di scuole e uffici) dal presidente Franklin Delano Roosevelt contribuirono a cambiare la percezione degli italiani nel Paese. Come ricorda lo storico Matthew Frye Jacobson nel suo “Whiteness of a different color” quegli immigrati erano infatti considerati alla stregua di “esseri inferiori, appena al di sopra dei “negri””. Invece, nelle parate organizzate in tutte le grande città non solo trovarono riscatto e orgoglio: ma la strada della loro americanizzazione. Spazzando via ogni discriminazioni etnica, razziale e religiosa fino ad allora subita.

Quello che oggi spinge Biden sul complicato percorso di unificare la festa, è dunque un simile tentativo di rendere giustizia a tutti, come riconosce anche Marco Circelli, leader della comunità italiana di Philadelphia: “Vuol raffreddare le tensioni dando a tutti la possibilità di avere la propria festa”. Quella dei vecchi immigrati, dunque. E quella dei discendenti dei nativi che da Los Angeles a New York, da Tuscson e Seattle, ieri hanno riempito le strade chiedendo misure per contrastare i cambiamenti climatici in vista della Cop26 di Glasgow.

Nonostante questi da anni puntino il dito proprio contro Colombo, equiparandolo a figure controverse come i missionari spagnoli Junipero Serra e Juan de Onate. Accusato di aver preso parte al genocidio degli indigeni, secondo la tesi sostenuta dalla storica spagnola Consuelo Varela, basandosi sulle memorie di Francisco de Bobadilla: il viceré che nel 1500 sostituì l’esploratore in quelle che ancora si credevano le Indie riportandolo in Europa in catene. “Molti europei hanno inflitto alle nazioni tribali una dolorosa storia di atrocità” afferma ancora Biden nel documento. “È una misura della grandezza della nostra nazione non nascondere oltre episodi vergognosi del nostro passato, ma fronteggiarli con onestà, portandoli alla luce e facendo il possibile per affrontarli”.

La decisione di sancire la coabitazione delle due ricorrenze la dice d’altronde lunga sull’aria che tira. Le effigi di Colombo sono da anni nel mirino delle proteste: imbrattate di vernice rossa come il sangue o perfino tirate giù come successo a Baltimora e Chicago un anno fa, sull’onda delle proteste scatenate dalla uccisione dell’afroamericano George Floyd, che poi ha portato alla rimozione di 31 altre statue. Almeno 25 stati americani hanno cancellato da tempo la festa dedicata a Cristoforo Colombo. In altri è dal 1990 che alla festa dell’italiano si è sostituita quella dell’indigeno. E chissà se ora l’uovo di Colombo della Casa Bianca di trasformerà in frittata. O in una raffinatissima omelette.

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy