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222548499 ca54a1a7 3ffb 469e ae39 7a875d877705 - Stati Uniti, l'ira di Biden contro Trump: boicotta la transizione, è un irresponsabile

NEW YORK – “Irresponsabile”, Donald Trump starebbe negando alla squadra del suo successore “informazioni necessarie in settori-chiave della sicurezza nazionale”. L’accusa grave viene da Joe Biden. Che cosa c’è dietro? A quali pericoli allude il presidente-eletto? Lui stesso indica nei fedelissimi che Trump ha nominato ai vertici della Difesa in occasione dell’ultimo ribaltone, i bracci operativi colpevoli di questo sabotaggio. Biden punta il dito contro un episodio recente, tuttora avvolto nelle nebbie: il vasto e micidiale attacco di hacker russi, riconducibile ad un’agenzia di élite dell’intelligence di Mosca. “Su molti aspetti, il Dipartimento della Difesa non ci ha informati”, dice Biden. Aggiunge che quell’offensiva potrebbe essere tuttora in atto.

Gli hacker agli ordini di Vladimir Putin sono penetrati in diversi siti strategici del governo federale, compreso quello che gestisce gli arsenali nucleari. E Trump ha fatto di tutto per ignorare, poi minimizzare, la portata di quell’offensiva. Ma non è l’unico caso in cui Biden sente di dover lanciare l’allarme.

Il passaggio dei poteri di questo dicembre 2020 a Washington è anomalo. Trump continua a negare legittimità alla vittoria dell’avversario, benché sia stata certificata dai 50 Stati Usa. Manca ancora un passaggio costituzionale, però. Il 6 gennaio il vicepresidente Mike Pence aprirà una sessione congiunta del Congresso – Camera e Senato – per contare definitivamente tutti i voti del collegio elettorale. È l’ultima occasione a cui Trump guarda per tentare un colpo di mano. Il 6 gennaio il Congresso può ancora contestare i risultati di questo o quello Stato.

Trump spera che un manipolo di suoi seguaci repubblicani tenti almeno di avviare questo ricorso finale. Intanto il presidente uscente nega ogni cooperazione al presidente eletto. Altri rami della sua Amministrazione hanno cominciato invece a collaborare alla “transizione”, aprendo i propri dossier alla task force di Biden, ma solo dal 23 novembre. Alcuni lo fanno obtorto collo, stando a Biden, e proprio nei settori più delicati come la sicurezza nazionale.

Il rischio che corre l’America è reale, e non del tutto nuovo. Un precedente terribile aleggia su questa transizione. È il dicembre 2000, quando per effetto della contestazione sul voto in Florida la vittoria di George W. Bush contro Al Gore venne decisa in ritardo, con un intervento della Corte suprema. Il passaggio delle consegne dall’esecutivo di Bill Clinton cominciò in ritardo. Secondo alcune ricostruzioni questo contribuì a far sottovalutare all’Amministrazione Bush i segnali premonitori dell’attacco ordito da Osama Bin Laden, che colpì nove mesi dopo le Torri Gemelle di Manhattan e il Pentagono di Washington.

Il ricordo di quel tragico precedente rende Biden vigilante. Ad aggravare i suoi sospetti c’è la “purga politica” che Trump ha operato ai vertici della Difesa dopo l’elezione, licenziando il ministro Mark Esper a cui non perdonava certi episodi di “resistenza” (come il rifiuto di schierare truppe in occasione delle manifestazioni di protesta anti-razzista). Al posto di Esper il presidente uscente ha nominato Christopher Miller, affiancato da Kashyap Patel come chief of staff: più docili.

Biden denuncia le zone d’ombra nelle informazioni che sta ricevendo la sua squadra: “Abbiamo bisogno di un quadro chiaro sulla posizione delle nostre forze sullo scacchiere mondiale, e delle operazioni in corso per tenere a bada i nostri nemici. Dobbiamo scongiurare qualsiasi periodo di confusione o di lacune, che i nostri avversari potrebbero sfruttare”.

Fonte: Repubblica

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