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“Ho difficoltà ad affrontare la tua delusione, il tuo dolore, il tuo smarrimento, le tue reazioni, è come distruggere ciò che hai/abbiamo costruito con le mie mani, è come doverti infilzare un coltello nel petto”. Tra i documenti depositati al tribunale civile nell’ambito del processo sulla polizza vita da 300 mila euro lasciata dallo sceneggiatore suicida Teodosio Losito, ci sono due pagine che poco hanno a che fare con il burocratico linguaggio degli atti.

In quei fogli ci sono le toccanti parole che lo sceneggiatore e amministratore della Ares Film, morto l’8 gennaio del 2019, scrive al compagno di vita e di lavoro, dominus di una delle case cinematografiche più produttive di Mediaset, Alberto Tarallo.

223837603 9af61b9a 1ab1 4a85 9937 9697d54db602 - Suicidio Teodosio Losito, la lettera segreta e l'ombra dei debiti

La missiva risale al 18 dicembre 2018, 21 giorni prima che Losito si uccidesse impiccandosi al termosifone del bagno con il foulard della madre. Sono venti righe in cui “Teo” racconta quel malessere interiore, legato al fallimento societario, che gli ha fatto credere di non aver altra via d’uscita: “Mi vergogno troppo per sopravvivere a questa disfatta”, scrive. La lettera racconta “del rifiuto della realtà, la paura di qualcosa che è diventata ingestibile”. Losito dice al compagno di aver già provato a suicidarsi diverse volte, “ci sono i segni sui polsi”.

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La sua verità “è che la banca ha già assorbito tutti i soldi del conto Ares attraverso le rate vecchie in sospeso”. La società cinematografica aveva dimezzato quei 7 milioni di telespettatori racimolati ai tempi degli esordi della fiction “L’onore e il rispetto”.

L’estetica dei protagonisti delle produzioni Ares (Gabriel Garko, Eva Grimaldi, Manuela Arcuri, Nancy Brilli, Giuliana De Sio, Virna Lisi) non ipnotizzava più gli spettatori. Le casse erano vuote. Il crac dell’azienda è avvenuto nel febbraio 2020. Un milione e mezzo il buco lasciato un anno dopo la sua morte.

Ma sul movente economico che avrebbe spinto lo sceneggiatore ad uccidersi gli inquirenti hanno molti dubbi. La lettera potrebbe essere sottoposta a una perizia grafologica.

A Roma, infatti, c’è un indagine in cui il sostituto Procuratore Carlo Villani ipotizza il reato di istigazione al suicidio. L’inchiesta è partita in seguito alle rivelazioni fatte nella casa del Grande Fratello Vip da Rosalinda Cannavò, in arte Adua Del Vesco, e Massimiliano Morra, entrambi volti della Ares.

I due, durante una conversazione notturna immortalata dalle telecamere, hanno insinuato sospetti sulla figura di Alberto Tarallo: “Se fossi rimasta, avrei fatto la sua fine. Tu non immagini cosa ho passato! Ero veramente sola, con il suo gesto Teo ha liberato anche me, altrimenti oggi non sarei più qui… che poi io non ci credo che sia stato un suicidio, sai? Tanto sappiamo bene chi è l’artefice di tutto questo schifo…”, dice l’attrice, mentre Morra parla di un certo “Lucifero”.

Terminato il Grande Fratello Vip gli attori Adua Del Vesco, Gabriel Garko, Massimiliano Morra, Eva Grimaldi e Francesco Testi, tutti della scuderia Ares, sono stati ascoltati come persone informate sui fatti. La Procura indaga anche sul fallimento della Ares e sulle interferenze nella vita privata degli attori contrattualizzati (cambiare il nome, cancellare l’età e annullare ogni rapporto con la famiglia e l’esterno: le tre leggi non scritte ma da rispettare).

Mentre nella testa di Tarallo risuonano le parole del suo compagno Teo: “Ricorda di me ciò che abbiamo condiviso, il mio amore, il nostro amore, è lì che dimora la mia verità, la mia autenticità, il resto rappresenta la mia debolezza, le mie incertezze, le mie paure”.

Fonte: Repubblica

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