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Una sentenza in un processo per stupro, che in sostanza colpevolizza la donna violentata, sta suscitando una levata di scudi, in Svizzera. Lo stupro risale al febbraio dello scorso anno ed è avvenuto a Basilea. Gli autori, un cittadino portoghese ed un minorenne, che avevano incontrato la vittima, una 33 enne, in un locale notturno e poi le avevano usato violenza nella sua abitazione, sono stati arrestati, processati e condannati. L’adulto a 4 anni e mezzo di reclusione, il complice a una pena che non comportava la reclusione, data la minore età.

Il problema si è posto, a inizio agosto, in sede di processo d’appello. La presidente della corte, Liselotte Henz, ha infatti accusato la donna violentata di essersela cercata e ha ridotto, di un anno e mezzo, la condanna allo stupratore portoghese. Il quale uscirà dal carcere tra pochi giorni. “Lei ha inviato dei segnali contradditori, giocando con il fuoco”, ha apostrofato la vittima la giudice Henz. Questo perché, prima dell’aggressione, si era fatta notare dal suo violentatore in atteggiamenti intimi, con un altro uomo, nella toilette dellocale notturno.

Va detto che, stando all’attuale codice penale svizzero, la sentenza d’appello, pur se oggetto di una valanga di critiche, non fa una piega. Un giudice, infatti, può ridurre una pena “nel caso in cui l’autore sia stato indotto seriamente in tentazione”. “C’è una necessità urgente di adeguare il codice penale, perché è inaccettabile che una condanna in caso di stupro possa essere ridotta in funzione del comportamento della vittima”, ha dichiarato, alla tv pubblica svizzera, la senatrice socialista, Marina Carobbio.

Sulle medesime posizioni anche la deputata dell’UDC, il partito di destra maggioritario al Parlamento federale, Céline Amaudruz. Secondo cui la sentenza della Corte d’Appello di Basilea “è inaccettabile e insopportabile, non solo nei confronti della vittima ma, pure, nei confronti di tutte le donne”. Oggi, intanto, davanti al Tribunale d’Appello basilese 500 persone, in maggioranza donne, hanno inscenato una manifestazione di protesta. Dal canto loro, sia la vittima dello stupro che la Procura, sarebbero intenzionate a ricorrere contro la sentenza al Tribunale Federale, la corte suprema svizzera.

Fonte: Repubblica

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