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Con una sentenza considerata storica il Messico apre la strada verso la piena depenalizzazione dell’aborto e allinea il Paese tra quelli più avanzati in termini di diritti civili. La Corte Suprema, riporta el Pais, ha approvato all’unanimità l’applicazione dei requisiti di legge per l’interruzione volontaria che attualmente sono seguiti solo in 4 dei 32 Stati. Un’azione disomogenea che creava disparità di trattamento e una discriminazione su cui fanno leva i settori più conservatori del grande paese nordamericano.

“Da oggi in poi”, ha detto il presidente della Corte Arturo Zaldívar, “non si potrà più processare alcuna donna che abortisce nei presupposti fissati da questo tribunale”. A parere dell’alto magistrato si tratta di “una nuova rotta di libertà, chiarezza, dignità e rispetto; un grande passo nella lotta storica per la dignità e l’esercizio dei suoi diritti”.

La sentenza apre la strada per numerosi ricorsi e obbligherà i diversi Stati a uniformarsi a un principio che supera le norme restrittive che limitano l’aborto solo quando sussiste il rischio di morte per la madre, le malformazioni del feto e lo stupro. Una grande e insperata vittoria per il vasto mondo femminista che in Messico è stato protagonista di dure battaglie e epici scontri con lo stesso presidente Obrador che tendeva a banalizzare il dramma degli aborti.

Restano famose le manifestazioni con i fazzoletti verdi che coloravano il fiume di donne, gli assedi ai palazzi del potere difesi da alte barriere di metallo. Così come gli scontri con la polizia e le posizioni sempre più dure di una parte del movimento. Pur non essendo contrario, Amlo ha sempre evitato “confronti” e si limitava a chiamare “le persone gestanti” le donne che chiedevano di interrompere legalmente una gravidanza indesiderata. A rompere gli indugi e superare le divisioni anche all’interno di Morena, il partito di maggioranza, ci ha pensato il potere giudiziario. “Il Tribunale”, ha aggiunto il presidente dell’Alta Corte, “dimostra così, con fatti e sentenze, che il suo unico punto di riferimento è la Costituzione e i Diritti Umani”.

La Corte aveva dibattuto per due giorni alcuni ricorsi di incostituzionalità presentati da donne condannate a Coahuila e Sinaloa, due Stati particolarmente severi sul tema dell’aborto. In uno è prevista una pena da 1 a 3 anni; nell’altro il divieto è blindato da una norma che protegge l’esistenza in vita del feto sin dal suo concepimento. Adesso, con la nuova sentenza, prevale su tutto l’autonomia della donna nella decisione.

Fonte: Repubblica

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