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215208525 b74970b7 7047 40f6 86d5 45260fec5f71 - Terzo Valico, in trenta a processo davanti al Tribunale di Genova

Per la Procura di Genova dovevano andare a processo in 36, fra manager, dirigenti, tecnici. Coinvolti in un presunto giro di tangenti che ruota intorno nella costruzione del Terzo Valico, la linea ferroviaria ad alta velocità che collegherà Milano e Genova. Ne sono stati rinviati a giudizio 30.

La richiesta di rinvio a giudizio, sulla quale si è espresso il gip Filippo Pisaturo, è partita la scorsa estate dalle scrivanie dei pubblici ministeri Paola Calleri e Francesco Cardona Albini. Diretta ad alcuni nomi eccellenti. Primo fra tutti Pietro Salini, oggi amministratore delegato di Webuild, la società fino a poco tempo fa nota come Salini- Impregilo che con Fincantieri ha costruito il nuovo viadotto sul Polcevera. E che guida il consorzio Cociv, general contractor per la realizzazione del Terzo Valico. Ebbene, l’imprenditore non potrà essere processato per la turbativa d’asta del 2012-2013, per l’assegnazione della direzione dei lavori indagato insieme ad altri quattro soggetti. L’accusa dei pm Francesco Cardona Albini e Paola Calleri era di aver ostacolato l’assegnazione ad alcune specifiche aziende di alcuni lotti nei cantieri del passante ferrioviario. 

Salini, comunque, va a processo per gli altri capi di imputazione. Ed insieme a lui buona parte degli indagati, destinatari delle misure cautelari del 26 ottobre del 2016.  Fra i nomi di coloro che sono stati rinviati a giudizio, ci sono quelli dei Michele Longo, di Andrea Monorchio (ex Ragioniere generale dello Stato) e del il figlio Giandomenico (in quanto proprietario ed amministratore della società Sintel Engineering srl); Ercole Incalza (ex capo della Struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, indagato e poi prosciolto nell’inchiesta di Firenze sulle Grandi Opere); Stefano Perotti, amministratore di fatto della società Ingegneria SPM srl.

Gli arresti decapitarono i vertici di Cociv. La corruzione e la turbativa d’asta sono il perno attorno al quale ruota la mega- inchiesta. Scrivono i magistrati: “… Promettevano denaro a Longo, Marcheselli e Dionisi…”. Ai vertici di Cociv. Fra cui Ettore Pagani (direttore generale del consorzio), Giampiero De Michelis ( ex direttore dei lavori della tratta ad alta velocità Genova-Milano per conto di Sintel, appunto la società di ingegneria di Giandomenico Monorchio; per Andrea Ottolin (responsabile del procedimento per le gare); Giuliano Lorenzi e Antonio Parri, responsabili della verifica sulle esclusioni delle offerte; Marciano Ricci, amministratore della ” Europea ‘92, ditta specializzati in scavi; Domenico Gallo, imprenditore calabrese, principale fornitore di materiali edili per la grande opera; Giuliano Puma, membro della commissione verifica nelle gare di appalto; Angelo Pelliccia, direttore generale pro- tempore del Cociv; Piersandro Tagliabue, membro del comitato tecnico di Cociv.

Erano già usciti dall’inchiesta 4 indagati che avevano  patteggiato: due anni di carcere ad Antonio Giugliano (padre di Giovanni, che ha scelto il regolare processo) ed al suo factotum Giuseppe Petrellese (un anno e 11 mesi). Eppoi, Pietro Marcheselli dg Cociv fino al 21 ottobre 2014, che si è preso 2 anni di carcere e sanzione di 5mila euro, equivalente alla “mazzetta” consegnatagli dai Giugliano; e Maurizio Dionisi, responsabile degli appalti per il consorzio, che ha avuto 2 anni di carcere e confisca di 10 mila euro, “mazzetta” ricevuta in una busta da Antonio Giugliano.

Fonte: Repubblica

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