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ROMA – “Fatemi vedere i loro corpi, sono miei fratelli. Veniamo dallo stesso luogo, siamo partiti insieme dalla Libia. Devo dire alle loro famiglie che sono morti”. Piange Abdoulaye, giovane ivoriano sopravvissuto all’ultimo orrore nel Mediterraneo, mentre ormai a bordo della Geo Barents implora i volontari del team di Msf di aprire quei sacchi neri che avvolgono i corpi di dieci dei 109 migranti che i trafficanti libici avevano stipato a bordo di quella piccola e strana imbarcazione partita lunedì notte dalle coste libiche.

Questa volta ad inghiottirli non è stato il mare, ma la piccolissima stiva dell’imbarcazione dove è finito, come spesso accade, chi paga meno. Sono morti così, soffocati dai fumi della benzina e dalla mancanza d’aria, sepolti vivi da quella enorme massa di persone che ad ogni piccolo movimento faceva oscillare pericolosamente il natante. Lì sono morti, ad uno ad uno, in una agonia lunga tredici ore durante le quali gli appelli al soccorso rilanciati da Alarm Phone non sono stati raccolti da nessuno, neanche dalle due navi più vicine di supporto ad una piattaforma petrolifera, la Asso 25 e la Almisan che si era già diretta verso un altro gommone con un centinaio di migranti e un tubolare sgonfio che ha poi portato a Lampedusa.

Li hanno sentiti gridare, battere i pugni, implorare aiuto i compagni di viaggio più fortunati sopra di loro. Quando i volontari della Geo Barents, indirizzati dall’aereo Seabird della ong Seawatch, hanno raggiunto la barca non immaginavano l’orrore che li attendeva. Alla vista solo una barca sovraccarica di persone a cui tirare i salvagente e da portare in salvo. Sono stati alcuni di loro a rivelare che nella stiva c’erano altre persone, i loro amici, i loro familiari. Ma da quella piccolissima botola, grande appena da lasciar passare un corpo esile, gli operatori di Msf hanno tirato fuori solo cadaveri. Dieci, avvolti in sacchi neri e trasferiti sulla Geo Barents prima di abbandonare la barca ormai vuota al mare.

“Dopo aver soccorso le 99 persone, abbiamo visto che c’erano dieci corpi senza vita sul fondo dell’imbarcazione – dice sconvolta Fulvia Conte, vice responsabile delle attività di ricerca e soccorso di Msf a bordo della Geo Barents – Ci sono volute almeno due ore per recuperare i corpi. Siamo sconvolti e indignati allo stesso tempo. Si tratta dell’ennesima tragedia in mare che si sarebbe potuta evitare. Adesso speriamo che ci diano subito un porto, queste persone sono sotto choc. E abbiamo questi corpi a cui dare una degna sepoltura”.

A bordo della Geo Barents, tra i 186 migranti (tra cui una bimba di soli dieci mesi), l’atmosfera è di grande tensione. I 99 sopravvissuti si sono uniti alle persone soccorse in due precedenti salvataggi. “La maggior parte di loro è terrorizzata dall’esperienza vissuta. Alcuni hanno dovuto riconoscere il cadavere di un fratello minore o di un amico deceduto di fronte ai propri occhi appena poche ore prima”, raccontano gli operatori di Msf che aggiornano il conto dei morti in mare nel 2021. “Sono 1200 – dice la presidente Claudia Lodesani – È inaccettabile questa indifferenza delle autorità”.
 

Fonte: Repubblica

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