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C’E’ UNA NOTIZIA che in questi giorni corre di bocca in bocca in Libia. Un segnale che conferma che il paese è entrato in una fase nuova, in attesa della possibilità di andare finalmente ad elezioni il 24 dicembre. Husni Husni Bey, il presidente della “Husni Bey Holding Group” è rientrato a Tripoli. Dopo 4 anni di esilio volontario per ragioni di sicurezza, il capo del più importante gruppo economico privato in Libia è rientrato nel suo paese. Dopo un lungo periodo tra Milano, Londra, Cairo, Tunisi e Beirut, adesso è alla sua scrivania dell’ufficio di Tripoli per curare gli affari delle sue aziende.

Gli Husni Bey Brothers sono 10 tra fratelli e sorelle che hanno interessi in finanza, automotive, distribuzione alimentare, logistica in Libia e Nord Africa. Distribuiscono dalla Ferrero alla Procter & Gamble, hanno alberghi e partecipazioni in banche. Discendono da un trisavolo che arrivò in Libia dalla Turchia due secoli fa: oggi sono libici al 100% dopo la creazione dello Stato nel 1951.

Husni Husni Bey ha fatto l’asilo dalle suore di Ivrea a Tripoli, le scuole dai Salesiani a Bengasi e poi l’istituto nautico “Leon Pancaldo” a Savona per comandanti di navi mercantili. Parla perfettamente italiano, Napolitano lo ha nominato commendatore, è da sempre legato a filo doppio all’Italia e all’Europa. L’importanza dell’HB Group non è solo nel fatturato. Ma nel fatto che le società e i 10 fratelli del gruppo sono presenti e distribuiti in tutte le città del paese, quasi in ogni attività finanziaria e commerciale. Hanno il polso della Libia, e la Libia li rispetta molto.

“Sono rientrato perché è il momento giusto, ed è anche il momento per lanciare un messaggio chiaro: le elezioni del 24 dicembre devono tenersi, senza nessun passo indietro, senza nessuna incertezza. Chiunque in Europa e in Nord Africa abbia intenzione di avviare un processo per stabilizzare la Libia e ridurre il caos nella nostra regione deve capire una cosa: le elezioni del 24 dicembre non sono la soluzione finale, la democrazia in Libia non nascerà quel giorno Ma quel passo iniziale è vitale, è necessario. Non bisogna avere esitazioni”.

Dottor Husni Bey, per mesi lei ha vissuto come un girovago (milionario) fra le sue case di Milano, Londra, Cairo…. Cosa l’ha convinta a rientrare?
“L’importanza delle elezioni del 24 del prossimo mese. Il popolo libico attende queste elezioni con speranza, tutti hanno fiducia nel fatto che il processo democratico riparta con il voto del 24 dicembre, che si possa avviare un percorso che riporti pace, stabilità, e anche quella prosperità economica che il paese potrebbe costruire se riuscisse a ritrovare una dinamica interna positiva”.

Crede davvero che dopo tutti questi anni di guerra civile la società libica sia pronta a seguire un modello democratico? I libici si sono massacrati fra di loro…
“Quale alternativa abbiamo? La democrazia e la stabilità non nasceranno in un giorno. Ma le elezioni sono il primo strumento per iniziare a stabilizzare il paese. E se la Libia è stabile, la regione ne beneficerà: una Libia prospera offrirà opportunità a tanti rifugiati economici che attualmente considerano la Libia solo come un ponte di transito verso l’Europa. Oggi di fatto abbiamo ancora due Parlamenti che sono sempre in disaccordo, la Camera dei Rappresentanti che si è trasferita a Tobruk e lo l’Alto Consiglio di Stato che si riunisce a Tripoli. Una riunificazione in un’unica camera elettiva e una legittimazione del sistema politico con nuove elezioni sono necessarie. Poi le mille correnti politiche, i diversi interessi, i diversi punti di vista continueranno a scontrarsi, ma almeno all’interno di un ente politico, di istituzioni riconosciute e rilegittimate”.

Non crede che ci siano troppi protagonisti che, credendo di poter essere marginalizzati dal voto, proveranno a sabotare questo processo? Per esempio, si dice che i Fratelli Musulmani ritengono di essere ancora deboli e quindi vorrebbero rinviare tutto…
“Non voglio parlare o interpretare i singoli interessi, le visioni dei vari gruppi politici. Ma la condizione del paese è tale che rallentare il processo politico rischia di creare le condizioni per nuovi scontri militari. Secondo me le elezioni politiche e presidenziali saranno un successo nonostante tutte le riserve e le paure. Avvieranno un processo di confronto politico in un contesto progressivamente più lineare. E nella peggiore delle ipotesi non creeranno una situazione peggiore di quella in cui siamo. Senza elezioni la crisi politica, economica e quella della sicurezza peggioreranno. Per non parlare del problema delle migrazioni”. 

Sul tema dei migranti ormai si registrano molte partenze anche fra i cittadini libici.
“Molti cittadini libici hanno iniziato ad emigrare a causa della mancanza di sicurezza, e per la crisi politico-economica. In Libia la crisi si è avvitata negli ultimi 7 anni, esattamente dal 2014, a causa della crisi politico-militare, seguita da una crisi economica dovuta alla divisione interna. La divisione della Banca centrale di Libia fra Est e Ovest è uno dei fattori negativi che peggiorano le condizioni dell’economia. Dal 2016 l’inflazione ha cancellato il 65% del valore della valuta libica, impoverendo l’80% della popolazione mentre in questo processo un 2% di speculatori si sono arricchiti giocando soltanto con la valuta”.

Insisto: ma come è possibile che elezioni aiutino la crisi politica e migliorino la sicurezza in un contesto così caotico e frammentato? Il vero rischio è di vedere nei prossimi mesi lo scontro ritornare ad essere militare.
“Le elezioni sicuramente aiuteranno la riunificazione della Banca centrale e dell’esercito finora diviso in gruppi autogeni. La riunificazione di questi due apparati sovrani sarà un impulso decisivo al miglioramento delle condizioni economiche e politiche. Una spinta alla normalizzazione del sistema dei sussidi e del cambio dinaro/libico contro dollaro. In questi anni miliardi di dollari sono stati bruciati per sovvenzionare la benzina, i prodotti petroliferi e per fornire dollari a prezzi calmierati ai commercianti. Miliardi di dollari! Tutta valuta che è stata utilizzata a vantaggio di milizie e di trafficanti che hanno agito profittando delle storture del mercato libico. Senza un nuovo Parlamento non potrà esserci un’unica Banca centrale e quindi il processo politico è inevitabile. Dobbiamo costruire un risrogimento libico, dobbiamo farlo noi. Nessuna esitazione, andiamo a votare per la Libia”.

Fonte: Repubblica

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