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MOSCA – C’è un convitato di pietra alle presidenziali e legislative che si sono svolte oggi nella Repubblica centrafricana: la Russia, che sostiene apertamente il presidente uscente Faustin Archange Touadera, il favorito alle urne in cerca di un secondo mandato. Un’alleanza che si è rafforzata questa settimana per far fronte a un tentato golpe dei ribelli.

Da tre anni la Russia è sempre più presente nell’ex colonia francese, particolarmente instabile dopo la guerra civile esplosa nel 2013, quando una coalizione di ribelli musulmani, perlopiù mercenari provenienti dal Ciad e dal Sudan, chiamata Seleka, invase la capitale e rovesciò l’allora presidente François Bozizé, cristiano ed ex generale. La Francia inviò 2mila soldati sotto mandato Onu ad affiancare i “caschi blu” africani, ma dopo le elezioni del 2016 vinte da Touadera li ha ridispiegati nel Sahel per combattere i jihadisti. È allora che si è fatta largo Mosca: in pochi mesi Bangui è diventata un avamposto della presenza russa nel continente africano.

La vendita di armi

La Russia ha iniziato a inviare armi nel Paese nel gennaio 2018 dopo negoziati iniziati nel novembre 2017. La vendita d’armi approfittando dell’occasionale allentamento dell’embargo delle Nazioni Unite è stata la porta d’ingresso per il Cremlino nella Repubblica centrafricana. Da allora Mosca invia “istruttori militari” per istruire le forze locali e garantire la sicurezza delle miniere governative e della stessa presidenza. Un’unità speciale dell’esercito russo protegge Touadera. Il ministero della Difesa russo ha persino aperto un ufficio militare nel Paese coordinato da quattro generali.

Mercenari e diamanti “insanguinati”

In cambio della cooperazione militare con la Russia, il governo centrafricano ha accordato concessioni minerarie, in particolare per estrarre oro e diamanti, a compagnie associate a Evgenij Prigozhin, fedelissimo del presidente russo, spesso soprannominato “lo chef di Putin” perché garantirebbe il catering di ogni ricevimento al Cremlino.

Prigozhin sarebbe il finanziatore dell’Agenzia di ricerca su Internet di San Pietroburgo, meglio nota come “fabbrica dei troll”, nonché l’artefice della controversa compagnia di mercenari russi “Wagner”. Secondo diverse fonti, i suoi uomini sarebbero presenti in tutta la Repubblica centrafricana. Nel luglio 2018 tre giornalisti russi che indagavano sul ruolo di Wagner nel Paese vennero uccisi. L’inchiesta sulle loro morti è a un punto morto. I colpevoli non sono mai stati trovati.

Non sarebbe un caso se la Russia chiede da tempo di legalizzare il mercato di diamanti della Repubblica centrafricana, sospeso dal 2013 dal cosiddetto Processo Kimberley, il programma globale che regola il commercio di gemme, istituito nel 2003 per scongiurare la vendita dei cosiddetti “diamanti insanguinati” estratti in zone di guerra o controllate da gruppi armati.

Il sostegno militare

Secondo stime locali, Mosca è presente nel Paese con un migliaio di uomini, ma ufficialmente dal 2018 a oggi avrebbe inviato circa 175 “istruttori militari” per addestrare i soldati e garantire la sicurezza di Touadera. Qualche giorno fa, quando tre gruppi ribelli hanno minacciato di marciare verso la capitale in quello che il governo ha definito un tentato golpe, Bangui ha annunciato lo sbarco di 300 uomini da un paio di Antonov.

Mosca inizialmente ha smentito l’invio di forze regolari – che avrebbe violato le risoluzioni Onu – ma poi ha ammesso il dispiegamento di altri “istruttori militari” in base all’accordo di cooperazione con Bangui. Al Cremlino e al ministero della Difesa russo hanno evitato di fare commenti. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, si è limitato a esprimere “preoccupazione” per gli eventi nel Paese africano.

La guerra dei troll con la Francia

Giorni fa Facebook ha annunciato di avere spento una “guerra virtuale” tra Parigi e Mosca nella Repubblica Centrafricana e altrove nel continente e in Medio Oriente. L’azienda californiana ha rimosso da Facebook e Instagram oltre 500 profili, pagine e gruppi che facevano capo a tre reti di troll, due vicine alla “fabbrica” di Prigozhin e una terza collegata a “persone associate all’esercito francese”.

“È stata la prima volta in cui il nostro team ha scoperto due campagne – una francese e una russa – impegnate attivamente l’una contro l’altra, anche facendo amicizia, commentando e accusando la parte opposta di essere falsa”, hanno scritto Nathaniel Gleicher e David Agranovich, due esponenti di Facebook, su un blog. Le reti, hanno aggiunto, “usavano profili falsi come parte centrale delle loro operazioni per fuorviare gli utenti su chi fossero e che cosa facessero realmente e quale fosse lo scopo delle loro azioni”.

Se una sconfitta di Touadera sarebbe una perdita significativa per Mosca, la Francia ha meno da perdere perché la sua influenza nella regione è più ampia e più profonda. Pur diventato marginale negli ultimi anni, l’ex dominatore coloniale resta un donatore chiave e molte compagnie francesi – da Total a Orange – fanno affari a Bangui. Ecco perché Mosca segue il voto con attenzione.

Fonte: Repubblica

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