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140837608 0141730e e918 4539 ab8f 63a56f401d6b - Tropea, svuotavano tombe e distruggevano i cadaveri per avere posti liberi al cimitero: tre arresti

REGGIO CALABRIA – Svuotavano tombe e distruggevano vecchie salme per rendere disponibili i loculi al cimitero di Tropea, dove da tempo mancano spazi per seppellire i defunti. Tre persone sono state arrestate a Vibo Valentia per associazione a delinquere, violazione di sepolcro, distruzione di cadavere, illecito smaltimento di rifiuti speciali cimiteriali e peculato.  

Fra loro c’è anche Francesco Trecate, custode del cimitero e zio dell’assessore comunale di Tropea, Giada Trecate, che nel settembre scorso è stato premiato come dipendente modello dall’amministrazione. In realtà – ne sono convinti inquirenti e investigatori – per anni insieme al figlio Roberto e a Roberto Cintartese, ha gestito il cimitero come se fosse di sua proprietà, svuotando loculi e distruggendo salme, bruciate o smaltite come se fossero rifiuti. Lo ha scoperto la Guardia di Finanza, che nei mesi scorsi ha deciso di verificare le continue segnalazioni sull’anomala gestione degli spazi per le sepolture. 

Sono bastati un paio di servizi di osservazione per confermare le denunce. Le telecamere nascoste piazzate dagli investigatori hanno fornito poi prove inoppugnabili. Il gruppo agiva sempre di notte o nelle ore in cui la struttura era chiusa al pubblico. Era Francesco Trecate, da custode in possesso delle chiavi del cimitero, a far entrare gli altri due. Inoccupato e percettore di reddito di cittadinanza uno, senza lavoro e con indennità di disoccupazione l’altro, a nessun titolo potevano operare all’interno della struttura.  

Ma per lungo tempo, almeno dal 2019 sostengono gli investigatori,  hanno agito indisturbati. E con macabra ferocia. Le scene riprese dalle telecamere – si legge nelle carte – sono “particolarmente ripugnanti”. Bare frantumate con ascia e piccone, salme spogliate di vestiti, gioielli e qualsiasi cosa di valore, sezionate a mani nude o con seghe e coltelli, per poi essere riposte in sacchi neri, caricate insieme a pezzi di bara e rifiuti di vario genere su carriole e buttate via come immondizia. Oppure bruciate direttamente nel piazzale del cimitero.  

Macabre operazioni necessarie per svuotare i loculi, che – come denunciato in un dettagliato esposto da un uomo di Tropea – poi venivano offerti a caro prezzo alle famiglie in cerca di spazio per dare sepoltura ai propri cari. Per ottenere il silenzio di chi al cimitero non  trovava più la sepoltura di amici e patenti, lo estorcevano promettendo di rivelare dove fossero finite le spoglie. Lo ha ammesso l’uomo che al posto del nonno ha trovato la tomba della moglie di uno degli arrestati, Roberto Cintartese, morta nel 2019. Per gli inquirenti, il gruppo agisce indisturbato almeno da allora.    

“Dagli atti emerge in maniera chiara e netta – scrive il giudice che ha ordinato l’arresto dei tre – che gli indagati sono dediti alla commissione di gravi delitti contro la pietà dei defunti attuati con fredda lucidità e modalità cruente e a dir poco deprecabili”.  

Ma per Francesco Trecate, tutta la filiera della morte era un business. Con l’auto dell’amministrazione comunale si occupava anche di trasportare lapidi in un laboratorio esterno e materiale edile impiegato per la ristrutturazione delle cappelle. Per conto di chi e a che titolo non è dato sapere.  Ecco perché le indagini proseguono. Da questa mattina, sono in corso perquisizioni nelle case dei tre arrestati e nel cimitero di Tropea e in Comune, dove sono stati esaminati ed acquisiti interi faldoni di atti. 

Fonte: Repubblica

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