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175223477 3037b2ab b57d 45ac a64f a8b9b66588a4 - Università, il dibattito: "La Dad non elimina le disuguaglianze"

La Dad? “Non è uno strumento di uguaglianza”. Non ha dubbi il gruppo di docenti universitari di diverse aree scientifiche dell’università di Padova “Università libera, università del futuro”, nato durante il lockdown. Dopo infinite discussioni accese nel mondo della scuola – unanime il giudizio sui danni provocati dalle lezioni dietro a uno schermo – il dibattito si sposta all’università.

Un articolo di Michela Marzano su Repubblica lo solleva nuovamente, dopo l’allarme dei rettori lombardi: il timore che gli studenti, in particolare le matricole, non tornino nelle aule perché in fondo è comodo stare a casa e anche più economico. Marzano invita a guardare che c’è anche un’altra faccia della medaglia, “quella di cui nessuno parla, nonostante ci mostri altri tipi di diseguaglianze e di discriminazioni che sono diminuite proprio grazie alla didattica a distanza. Certo, quest’altra faccia della medaglia riguarda per lo più l’università. Ma siccome le verità assolute non esistono e nessuno dovrebbe mai cessare di mettere in discussione i luoghi comuni, allora qualche domanda possiamo farcela, ascoltando magari i diretti interessati”.

Le testimonianze sono di studenti che in Dad hanno superato ansie sociali e problemi economici nel frequentare l’università. Il punto è questo: la Dad come strumento per garantire il diritto allo studio? La discussione corre negli atenei in vista del prossimo semestre di lezioni. Il governo ha imposto il Green Pass obbligatorio anche per gli studenti universitari, ma non parla di presenza al 100% (Le attività didattiche e curriculari delle università sono svolte prioritariamente in presenza) e in molti atenei è già stata deliberata la modalità mista, in aula e da casa.

Dunque tornerà la didattica a distanza nel mondo accademico, al netto dell’andamento della pandemia? Il pericolo, afferma il gruppo di Padova, è che queste dinamiche si affermino in modo silente. Insomma, la necessità almeno è di discuterne perché si tratta del futuro dell’istruzione universitaria.

“Al di là di ogni discussione relativa all’efficacia e al senso della didattica in un mondo che cambia – scrivono i docenti di Padova del gruppo – quello che colpisce è il fatto che la Marzano pensa comunque che tantissime persone che non avrebbero accesso alla formazione potrebbero averlo grazie alla Dad: la Dad quindi sarebbe un utile strumento di uguaglianza. Ma perché non occuparsi invece di rendere effettivo il diritto allo studio con finanziamenti adeguati ai meno abbienti? Perché non potenziare gli ausili statali che aiutino chi è genitore o chi lavora e vuole studiare a poterlo fare? Perché non offrire maggiore assistenza a chi ha disabilità, o soffre di disagi psicologici, senza recluderlo in una stanza davanti a un cellulare o a uno schermo?”.

Gli interrogativi sono tanti. “Non c’è nella soluzione offerta dalla Dadil rischio di fossilizzare il disagio, la difficoltà, l’emarginazione?- continua la lettera dei professori – Riflettiamo pure sulla didattica, mai a una dimensione ma plurale. Facciamo buon uso delle nuove tecnologie per integrarla, se del caso. Senza dimenticare però che la formazione piena ha bisogno dell’esperienza diretta, fisica, corporea, delle discussioni con gli insegnanti e tra studenti, della vita reale e non virtuale che irrompe positivamente nel periodo di formazione. La vera uguaglianza è garantita non dalla Dad ma da uno Stato che interviene per rimuovere le disuguaglianze”.

Fonte: Repubblica

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