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NEW YORK – L’Fbi ha ricevuto dai cittadini 17 mila segnalazioni utili per individuare i manifestanti che hanno violato mercoledì Capitol Hill, devastando le sale del Congresso. Sui bus di Washington Dc hanno appeso decine di foto segnaletiche. Una ricompensa di 50 mila dollari è stata messa a disposizione dall’Fbi a chi aiuterà a individuare quelli che avevano piazzato ordigni esposlivi nelle sedi del partito Democratico e Repubblicano. Uno dei possibili autori è stato ripreso da una telecamera di sicurezza: vestiva un giubbotto grigio, cappuccio alzato, mascherina, pantaloni scuri. Nell’immagine diffusa sui media trascina una valigia, tipo trolley, forse quella che conteneva l’esplosivo scoperto dalla polizia.

Ma trovare Jacob Anthony Chansley, alias Jake Angeli, non è stato difficile: è l’uomo che ha fatto irruzione nel Congresso americano vestito con corna e pelliccia e ribattezzato “Lo Sciamano” e “Buffalo Bill”. Lui stesso aveva tentato di ammorbidire la propria posizione, chiamando l’Fbi per autodenunciarsi e dire che si era pentito. Non è bastato.

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(ansa)

Agli arresti anche Adam Johnson, 36 anni, padre di cinque figli, abitanti a Parrish, Florida: è l’uomo che faceva ciao con la mano mentre si allontanava tenendo con il baccio destro il podio usato dalla Speaker della Camera, Nancy Pelosi. L’Fbi lo ha arrestato e portato subito in prigione con le accuse di insurrezione, violazione e furto. Nella foto segnaletica diffusa dall’agenzia federale, Johnson ha perso il sorriso che aveva reso la sua immagine virale, lui con il cappello di lana con scritto “Trump” e la mano sinistra rivolta verso l’obiettivo a salutare. È stato un giornale locale a individuarlo.

Anche trovare Richard Barnett, 60 anni, di Gravette, Arkansas, è stato semplice: l’uomo si era fatto fotografare con i piedi sul tavolo della scrivania di Nancy Pelosi. Poi, una volta fuori Capitol Hill, a petto nudo, Barnett veva mostrato sprezzante una busta intestata con il nome della leader democratica. “Ma ho lasciato un quarto di dollaro, perché non sono un ladro”, aveva aggiunto. Anche lui, come Johnson, e altre undici persone, rischia l’incriminazione per reati federali che possono costare anche più di dieci anni di carcere.

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La grande copertura di immagini dell’assedio a Capitol Hill, tra foto, video, dirette sui social, selfie postati su Facebook, sta facilitando il lavoro degli investigatori, che hanno arrestato una novantina di persone. Altre lo saranno nelle prossime ore. Tra quelli che affronteranno gravi capi di imputazione c’è Derrick Evans, un neo eletto repubblicano al congresso della West Virginia, che su Facebook ha documentato la sua partecipazione alla manifestazione. Le immagini lo mostrano fuori dai palazzi di Capitol Hill.

Intanto stanno arrivando conferme all’ipotesi che tra i maniestanti ci fossero veterani, membri dell’esercito e poliziotti. Uno di quelli ritratti nelle foto, con elmetto e simboli militari, sarebbe stato individuato, sui social: sarebbe un colonnello pluridecorato e ritiratosi dall’esercito, che vive in Texas. Il dipartimento di polizia di Seattle ha sospeso due agenti che hanno partecipato all’assalto.

Natasha Bertrand, reporter di Msnbc, ha segnalato il post scritto su Facebook da un poliziotto di Washington, che segnalava come molti agenti fuori servizio fossero tra le persone che hanno fatto irruzione al Congresso. Il ruolo di alcuni agenti, ripresi nei video mentre facilitano l’accesso dei manifestanti, viene valutato in queste ore.

Il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha rigettato, però, l’immagine da “repubblica delle banane” che l’assedio a Capitol Hill ha rilanciato sulle tv di tutto il mondo. “Il paragone – ha scritto su Twitter – dimostra la poca comprensione della differenza tra le repubbliche delle banane e la democrazia in America”. “In una repubblica delle banane – ha aggiunto – la violenza determina l’esercizio del potere, negli Stati Uniti le forze di polizia respingono i violenti per garantire il rispetto della legge e dei dettami costituzionali. La conta dei voti per l’elezione del presidente è stata portata a termine”.

I diplomatici americani non la pensano allo stesso modo: circa cento rappresentanti del dipartimento di Stato hanno firmato un documento in cui chiedono a Pompeo di condannare il presidente Donald Trump per aver incitato l’attacco al Congresso. Il testo, diviso in quattro punti, è stato rivelato dal Washington Post, che è entrato in possesso di una copia. L’atteggiamento del capo della Casa Bianca viene definito “inaccettabile e incompatibile con le nostre leggi e i valori democratici”.

Ma a irritare i repubblicani è più il blocco permanente dell’account Twitter di Trump. “Mettere a tacere la gente – ha tuonato Nikki Haley, ex ambasciatrice Usa all’Onu – per non parlare del presidente americano, è quello che succede in Cina, non nel nostro Paese”. “Twitter – ha rincarato il senatore Rick Scott – ha sospeso il presidente Trump, ma consente ai cinesi di vantarsi del genocidio e all’ayatollah di parlare sulla possibilità di spazzare via Israele dalle cartine geografiche”.

Fonte: Repubblica

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