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Comincia male l’Anno Zero di Cuba, così come viene indicato dagli osservatori internazionali. Con un ultimo colpo di artiglio prima di lasciare lo scettro, Donald Trump inserisce l’isola nella lista dei cattivi. Già considerata come “Paese che non collabora pienamente” adesso è finita nel calderone di quelli che “patrocinano il terrorismo”. L’annuncio è stato dato dal Segretario di Stato uscente Mike Pompeo, l’ennesimo ostacolo che l’Amministrazione repubblicana frappone sulla strada di Joe Biden a 8 giorni dal suo insediamento.

“Con questa decisione”, ha spiegato Pompeo, “affibbiamo maggiore responsabilità al governo di Cuba e manderemo un chiaro messaggio: il regime di Castro deve cessare il suo appoggio al terrorismo internazionale e al sovvertimento della giustizia statunitense”. Un diktat che si traduce nel rafforzamento del blocco economico, delle sanzioni, nel divieto per uomini e società americane di avere rapporti economici e commerciali con Cuba che adesso rischiano di essere colpiti nominalmente. 

L’Avana finisce così a ingrossare la black list americana di cui già fanno parte Iran, Corea del Nord e Siria. Era stata inserita nel 1982 ma ne era uscita nel maggio del 2015 come gesto del disgelo avviato da Barack Obama nei rapporti tra i due Paesi. I benefici non erano stati evidenti ma si trattava di un primo passo verso un’apertura verso i mercati internazionali. Le risposte furono  l’arrivo di frotte di turisti americani, l’avvio di riforme per le attività private, l’apertura di internet e la diffusione della rete con l’installazione dei ripetitori wi fi sul Malecón e alcune note località turistiche. Tutto questo adesso rischia di saltare e rendere più complicata l’azione di Biden che all’epoca del disgelo era il vice di Obama.

Pompeo giustifica la stretta “per l’infiltrazione del sistema di intelligence cubano” nelle “forze militari e di sicurezza del Venezuela”, “aiutando Nicolás Maduro a mantenere il controllo sul proprio popolo mentre consente di operare a organizzazioni terroristiche”. Il Segretario di Stato allude anche al comunicato con cui Cuba ha offerto rifugio a una cittadina statunitense, Assata Shakur, condannata per aver ucciso un poliziotto a New York nel 1973. Infine, una vecchia ruggine legata alla mancata estradizione di un gruppo di militanti dell’Eln colombiano.

Il colpo arriva nel momento peggiore per l’isola caraibica. Il 2021 si annuncia come un anno di svolta, tanto da essere considerato appunto l’Anno Zero per una serie di scelte importanti che il regime dovrà fare. Nonostante l’ottimo lavoro svolto per fronteggiare il Covid, Cuba vive giorni difficilissimi sul piano economico e sociale. L’abolizione della doppia divisa con l’introduzione del solo peso ha fatto schizzare i prezzi di base. Ne ha risentito molto il portafogli già vuoto dei cubani che si sono visti aumentare fino al 500 per cento la tariffa dell’elettricità. Manca liquidità, il Pil è crollato dell’11 per cento l’anno scorso e le entrate del turismo si sono praticamente azzerate a causa del virus. 

L’irruzione della Rete e la diffusione dei social hanno dato sfogo al malessere sociale che si è espresso con manifestazioni inedite e impensabili fino a qualche mese fa. A fine novembre centinaia di artisti e intellettuali hanno aderito alle proteste del Colectivo San Isidro in sciopero della fame per rivendicare libertà di espressione. Le stesse centinaia di persone si sono poi radunate davanti al ministero della Cultura e una delegazione è stata ricevuta dai dirigenti governativi che hanno ascoltato le rivendicazioni, discusso, obiettato e si sono impegnati a prenderle in considerazione. Il regime ha evitato lo scontro ma ha promosso un dibattito sempre sulla rete e in tv che ha finito per dividere i cubani tra sostenitori delle istanze di libertà e detrattori che li consideravano dei “controrivoluzionari al servizio dei paesi imperialisti”. 

Saranno decisivi i prossimi tre mesi. Il presidente Joe Biden avrà governato i suoi primi 100 giorni mostrando le linee di politica estera; Cuba aprirà il VIII Congresso del Partito Comunista e traccerà le linee strategiche sul suo destino, e quello dei cubani. Come previsto, usciranno di scena i veterani della Rivoluzione per un ricambio generazionale che riguarderà lo stesso Raúl. E’ dato per scontato che il suo posto, come primo segretario del partito, sarà preso dal presidente Miguel Díaz-Canel. Il congresso sarà l’occasione per decidere se continuare sulla strada delle riforme: aperture ai privati, fine di un’eguaglianza solo teorica, impulso alle cooperative, investimenti stranieri, decentramento delle decisioni economiche, rafforzamento delle amministrazioni locali. Un salto obbligato verso l’economia reale.

Fonte: Repubblica

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