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New York – Independence Day, la festa nazionale del 4 luglio, è la nuova data-simbolo che Joe Biden propone nel suo discorso alla nazione: per quel giorno il presidente promette agli americani l’indipendenza dal covid, il ritorno alla normalità, la possibilità di festeggiare insieme senza restrizioni (ma di preferenza in famiglia o in piccoli gruppi). E’ un traguardo che sta diventando credibile, vista la continua accelerazione della campagna vaccinazioni che ha già raggiunto il 30% della popolazione americana.

In un discorso relativamente breve (23 minuti), ricorda il tragico bilancio di vittime, le sofferenze subite da tutto il paese. Esorta a non abbassare la guardia, a rispettare le linee-guida sulla sicurezza sanitaria. Ma il ritorno alla normalità sta già avvenendo, un po’ alla volta, a velocità differenziate come si addice al sistema federale in cui sono i governatori a decidere le regole. Tutti si muovono nella stessa direzione, togliendo i lockdown. Sempre a conferma che l’immunizzazione di massa avanza a grandi passi, Biden promette che a maggio ci saranno dosi disponibili per tutta la popolazione.

Invita quindi a togliere fra un mese e mezzo le differenze di accesso: non sarà più necessario procedere per fasce prioritarie secondo le età o le professioni. Il grosso dello sforzo logistico e organizzativo incombe sugli Stati ma il governo federale contribuisce con nuovi aiuti: finanziari grazie alla manovra da 1.900 miliardi di spesa, e anche organizzativi. Tra le novità ci sono nuove aperture di centri federali per le vaccinazioni, la creazione di un sito centralizzato per aiutare a trovare dosi disponibili, e l’allargamento a dentisti e veterinari del personale medico autorizzato a vaccinare. Cresce anche il numero di catene farmaceutiche coinvolte nella campagna. E altri quattromila soldati vengono chiamati ad aiutare nello sforzo logistico.

Non è un “victory lap”, un giro trionfale, questo discorso nel 50esimo giorno alla Casa Bianca, perché Biden non vuole creare un clima di eccessiva sicurezza. L’immunità di gregge non è ancora raggiunta. A un certo punto, proprio in virtù dei successi nelle vaccinazioni, si comincerà a misurare qual è l’area reale dei no-vax, o dello scetticismo, o della paura. Biden sa anche di aver ereditato scelte giuste dall’Amministrazione precedente, e ormai i media progressisti danno atto dell’evidenza: sui vaccini Donald Trump fece le scelte giuste un anno fa con l’Operation Warp Speed, di cui si colgono i frutti oggi.

Un altro “victory lap” sarebbe lecito, sul fronte dell’economia: la recessione è già un ricordo, la ripresa americana è solida e vigorosa, i 1.900 miliardi in arrivo daranno altro carburante per rilanciare la spesa dei consumatori e le assunzioni delle imprese. In questo caso è l’astuzia politica che consiglia a Biden di non cantare vittoria troppo presto. Ha promesso in campagna elettorale un maxi-piano di duemila miliardi per ricostruire le infrastrutture fatiscenti e promuovere una transizione verso un’economia a zero-emissioni. Il problema è che l’uscita dalla crisi aumenta le resistenze del Congresso per nuove iniezioni di spesa pubblica.  Fonte: Repubblica

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