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051357965 1ce99e81 ff08 453f b218 96f80b678f10 - Usa, il magnate Durst all'ergastolo per l'omicidio di un'amica giornalista. La confessione 'per errore' durante un docufilm sulla sua storia

Quasi quarant’anni dopo la misteriosa scomparsa della moglie, e ventuno dopo la morte della sua migliore amica, Robert Durst è stato condannato all’ergastolo per omicidio volontario. Non della moglie, la studentessa di medicina Kathy McCormack, scomparsa nell’82 a 29 anni e mai più ritrovata, ma dell’amica dell’assassino, la giornalista e sceneggiatrice Susan Berman, il cui corpo era stato scoperto nella casa di Beverly Hills, alla vigilia del Natale del 2000, con un foro di proiettile dietro la testa.

Durst, 78 anni, giudicato colpevole il mese scorso e in attesa di conoscere la pena, ha ascoltato la sentenza del tribunale di Los Angeles, seduto su una sedia a rotelle, mascherina di protezione, spettinato, volto emaciato, con problemi di udito al punto da dover leggere sul tablet la trascrizione delle parole del giudice.

Nonostante le apparenze, Durst, secondo l’accusa, nella sua turbolenta vita ha seminato morte, facendola sempre franca, fino a quando non è caduto vittima del suo stesso “narcisismo da psicopatico”, parole dei procuratori, quando nel 2015 ha sparso indizi in un docufilm della Hbo sulla sua storia. 

“Sparita la bella moglie del costruttore”, aveva titolato il New York Post nel febbraio ’82. Kathy era una studentessa di medicina. Lui, il rampollo di una famiglia di investitori immobiliari, con un patrimonio stimato in 8 miliardi di dollari.  Vivevano tra la penthouse di Riverside Drive, Manhattan, e un cottage a Westchester, 70 chilometri a nord di New York. Passavano da una crociera sul Mediterrano a una vacanza in Thailandia.  Durst aveva denunciato alla polizia la scomparsa della moglie, avvenuta cinque giorni prima, la sera del 31 gennaio. Amici e familiari avevano subito sospettato di lui, marito violento e possessivo. Con l’aiuto di una giovane studentessa in giornalismo, Susan Berman, Durst aveva realizzato un’intervista in cui aveva lanciato un appello disperato perché l’aiutassero a ritrovare la moglie.

Diseredato dalla famiglia, in preda a manie, come urinare nel bidone dei rifiuti in casa del fratello, Drust fece perdere le tracce per quasi vent’anni, per riapparire nel 2001. Il 9 ottobre un uomo, a pesca con il figlio, scorge nelle acque della baia di Galveston, Texas, un tronco umano. La polizia rintraccerà gambe e braccia in una discarica, poco lontano. La testa non verrà più ritrovata. Gli agenti risalgono all’indirizzo della vittima, ascoltano una vicina, una donna silenziosa, che si scopre essere un uomo: Robert Durst. L’uomo, che aveva cambiato nome, confessa l’omicidio di Morris Black, 71 anni, ma dice di averlo fatto per leggittima difesa, per difendersi da un’aggressione.

Il giudice, in modo clamoroso, lo assolve, nonostante Durst avesse ammesso di aver smembrato il corpo della vittima, in cucina, tagliandolo a pezzi con il coltello, seduto in una pozza di sangue. Non era tutto. Dieci mesi prima, alla vigilia del natale 2000, la polizia aveva trovato in una villa a Beverly Hills, California, non lontano da dove Charles Manson aveva massacrato Sharon Tate nel ’69, il corpo di Berman. La donna era stata uccisa con un colpo di pistola dietro la testa. Non c’erano segni di scasso, l’assassino non aveva portato via niente. Pochi giorni dopo qualcuno aveva spedito alla polizia un foglio, strappato da un diario, con scritto a stampatello e lettere cubitali una sola parola: “cadaver’”, cadavere. L’indirizzo era stato scritto male: Beverley invece di Beverly. Durst, che aveva ammesso di essere stato in zona, era finito tra i sospettati.

Quando gli avevano mostrato il biglietto, aveva commentato: “Chiunque l’abbia scritto, deve essere coinvolto con l’omicidio”. Ma anche quella volta, ne era uscito indenne. Il suo narcisismo, però, ha finito per tradirlo. Dopo aver visto il film “Love & Secrets”, ispirato alla sua storia, con Ryan Gosling nei suoi panni, Durst aveva contattato i produttori per complimentarsi. Poi, senza ascoltare il consiglio degli avvocati, aveva deciso di concedere venti ore di intervista e mostrare documenti privati, foto, ricordi. Per fare presa sui registi, Durst aveva ammesso le violenze verso la moglie, di aver mentito agli investigatori, e mostrato una lettera scritta nel ’99 all’amica Berman in cui le parole erano a caratteri stampatello giganti. L’indirizzo era scritto male: Beverley anziché Beverly. Ma l’indizio chiave era apparso alla fine dell’ultimo episodio della serie in sei puntate ‘The Jinx’, nel marzo 2015, quando Durst esce dal bagno, senza rendersi conto di avere il microfono acceso, e dice ad alta voce: “Che cosa diavolo ho fatto? Li ho uccisi tutti, naturalmente”.

Verrà arrestato poco dopo a New Orleans, dove aveva preso in affitto una camera d’albergo, dando un nome falso. Secondo i procuratori, l’ex immobiliarista aveva ucciso l’amica, temendo che potesse raccontare della loro amicizia nei giorni della scomparsa della moglie. Adesso la storia di McCormack potrebbe avere una svolta. La procura distrettuale di Westchester ha riaperto il caso. Dopo la lettura della sentenza, i familiari della donna scomparsa hanno chiesto che l’uomo venga incriminato: “Kathy – hanno scritto – sta aspettando ancora giustizia”.

Fonte: Repubblica

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