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NEW YORK – Il miglio verde – il percorso in linoleum che nelle carceri Usa porta fino alla camera boia – può attendere. John Henry Ramirez, 37 anni, dead man walking, “cadavere che cammina” come qui in America chiamano i condannati in attesa di sentenza nel braccio della morte, ha guadagnato almeno due mesi di vita grazie alla fede ritrovata. E a un ricorso, destinato a fare giurisprudenza, avanzato dal suo avvocato Seth Kretzer dopo che le autorità gli hanno negato l’estremo saluto del suo confessore.

Il pastore battista Dana Moore vuole accompagnarlo nel momento estremo, pregando e toccandolo, perché, ha spiegato in tribunale, “imporre le mani su un moribondo è parte integrante del rito”.

L’affermazione, almeno per ora, ha convinto i giudici della Corte Suprema a sospendere l’esecuzione prevista per ieri sera a Huntsville, Texas, almeno per il tempo necessario a esaminare la richiesta. La nuova udienza sul caso si terrà infatti a inizio novembre.

Quando aveva solo 20 anni, nel 2004, Ramirez uccise in maniera orribile Pablo Castro, 48 anni e nove figli, impiegato in un mini market, pugnalandolo 29 volte durante una rapina a dir poco sfortunata visto che il bottino ammontò a un dollaro e 25 centesimi.

Un atto scellerato, compiuto insieme a due coetanee, sotto l’effetto di droga. All’epoca Ramirez riuscì a scappare in Messico. Ma fu arrestato tre anni e mezzo dopo e rispedito in Amrica dove lo condannarono a morte.

In carcere l’ex giovane sbandato ha però visto la luce: incontrando 5 anni fa il reverendo Moore della Seconda Chiesa Battista. Il sacerdote, da allora, affronta tutti i mesi, un viaggio di 4 ore dalla sua congregazione a Corpus Christi per far visita all’uomo.

I due, fino ad ora, si sono sempre e solo incontrati separati dal plexiglass del parlatorio. “Ma nella nostra fede, quando preghiamo per un moribondo lo tocchiamo. È un atto spirituale profondo. John ne ha diritto come ogni altro”, ha spiegato padre Dana al sito specializzato Christianity Today, descrivendo il percorso del condannato: “Ha incontrato Cristo. Ed è profondamente cambiato”.

Proprio in virtù del cambiamento, l’avvocato Kretzer, accusa il Dipartimento di giustizia del Texas di violare il Primo Emendamento, privando Ramirez della sua libertà religiosa: “Non fargli praticare  la propria fede, è di fatto un bavaglio spirituale” dice: “Gli negano conforto religioso nel momento in cui è più necessario. Quello della morte”.

L’argomento ha colpito i membri della Corte Suprema a maggioranza conservatrice che pure, due settimane fa, hanno deciso 5 a 4 di non fermare la contestata legge sull’aborto texana, che lo vieta da quanto è percepibile il battito cardiaco, circa alla sesta settimana – quando molte donne non sanno nemmeno di essere incinte, cioè – entrata in vigore il 1 settembre.

Legge così controversa che ora il Dipartimento di Giustizia americano vuol contestare in quanto “interferenza agli interessi federali” perché invita la popolazione alla delazione (chiunque può denunciare chi vuole abortire e chi l’aiuta). 

Nello stato tutto chiese e pistole, disposto dunque a difendere il presunto diritto alla vita dei non-nati ma pronto a sopprimere chi si è macchiato di crimini gravi, la richiesta di Ramirez, è solo l’ultimo scontro del genere. Sì, negli ultimi anni, le uniche sospensioni di esecuzioni concesse dalla Corte Suprema sono avvenute in Texas e in Alabama, proprio perché veniva impedita la presenza di sacerdoti nella camera della morte.

Solo dopo lo stop, nel 2019, all’esecuzione di Patrick Murphy, detenuto buddista che voleva con sé il suo consigliere il Texas ha deciso di ammettere queste figure nella camera della morte. Ma distante e con l’obbligo di pregare in silenzio per “non disturbare” le tristi pratiche del boia. Ramirez chiede di più: il diritto al cristiano conforto. L’ex procuratore Mark Skurka, pubblico ministero al processo contro di lui del 2008,  però, non è d’accordo: “A Pablo Castro non è stato dato il tempo di chiedere un confessore”.

Fonte: Repubblica

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