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WASHINGTON – Il presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, ha accusato Donald Trump di “abdicare alle proprie responsabilità” rifiutandosi di firmare la legge sul pacchetto di aiuti anti Covid, approvato dal Congresso. “Milioni di famiglie non sanno se riusciranno a sbarcare il lunario a causa del rifiuto del presidente Donald Trump che non ha voluto firmare un disegno di legge sugli aiuti economici approvato dal Congresso con una maggioranza schiacciante e bipartisan”, si legge in una comunicato pubblicato sul sito web che dà conto della transizione verso l’amministrazione Biden-Harris.

Biden ha quindi lodato gli sforzi dei membri del Congresso nel raggiungere un accordo. “Il presidente Trump dovrebbe unirsi a loro e assicurarsi che milioni di americani possano mettere il cibo in tavola e avere un tetto sopra la testa durante le festività”, ha dichiarato.

Trump si è rifiutato di firmare la legge sul pacchetto di aiuti perché quello “è molto diverso rispetto a quanto anticipato”, come ha detto in un video messaggio sui canali social della presidenza.

Il testo di legge, ha aggiunto, “non ha quasi nulla a che vedere con il Covid”. La legge “contiene, per esempio, 85,5 milioni di dollari di assistenza alla Cambogia, 134 milioni di dollari per la Birmania, 1,3 miliardi per l’Egitto e il suo esercito, che comprerà quasi esclusivamente apparecchiature militari russe”. Per Trump “è più di quanto viene destinato agli americani” e invece “non abbastanza denaro viene destinato alle piccole imprese”.

Il pacchetto di aiuti, del valore di 900 miliardi di dollari, era stato approvato dal Congresso dopo mesi di difficili negoziati e compromessi: prevede assegni da 600 dollari per i cittadini statunitensi che guadagnano meno di 75 mila dollari l’anno.

Trump: “2 mila dollari per americano, non 600”

“2000 dollari” per ogni americano, “non 600”, ha twittato Trump. I repubblicani finora si sono dichiarati contrari ai 2.000 dollari per americano proposti da Trump. Ma il partito rischia di pagare un conto salato per questo no, soprattutto nelle urne della Georgia, che  a gennaio con il voto per due seggi ancora vacanti decideranno a chi andrà la maggioranza in Senato.

Fonte: Repubblica

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