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PARIGI – Sull’avenue George V quasi deserta a fine giornata, una piccola folla osserva meravigliata donne conturbanti che si muovono con toni marziali indossando succinte divise ispirate a quelle delle guardie reali britanniche. “God Save Our Bareskin” è da venticinque anni uno dei balletti più famosi del Crazy Horse, giocando tra il nome del tipico colbacco “Bearskin” e la parola “bareskin” che significa pelle nuda. “Quando erano chiusi, qui era diventato un mortorio” dice lo chef del ristorante italiano accanto. La Ville Lumière ritrova il suo mitico cabaret con una piccola esibizione all’aperto, in un’aria pungente, e non c’è tempo per domandarsi se le crazy girls avranno freddo anche loro, se lo spettacolo può finalmente andare avanti o se invece il rimbalzo della pandemia di cui tutti parlano farà di nuovo calare il sipario.

Per dimenticare il sottofondo angosciante di una Francia che pare sempre più rabbiosa e spaventata, a due passi dagli Champs-Élysées si scende in vecchi scantinati trasformati in alcove foderate di velluto rosso, camerieri che porgono flûtes di champagne, un gioco di luci che avvolge in un sogno. “It’s showtime again“, scritto sul palco, sembra quasi un esorcismo dopo diciotto mesi di serrata. Parigi è una festa, o non è, e lentamente sta ritrovando il suo abito più bello, anche quello del “nudo chic” immaginato settantant’anni fa dal dandy Alain de Bernardin che voleva portare sul palco “il corpo femminile come teatro del mondo”. Bernardin era andato negli Stati Uniti per ispirarsi ai saloon, battezzando il suo locale parigino con il nome di un grande capo Sioux.

Da allora il Crazy Horse si è reinventato più volte, e ora ritrova il pubblico con arredi nuovi e uno spettacolo immaginato dal coreografo Philippe Découflé e il designer Christian Louboutin famoso per le sue scarpe tacco 12 con la suola di vernice rossa. “Abbiamo voluto ripensare completamente l’esperienza dello show” spiega Philippe Lhomme. L’imprenditore belga, tra gli azionisti del locale, promette effetti speciali e nuovi tableaux, coreografie a tema che giocano su un erotismo sofisticato. “Mai volgare” aggiunge Lhomme, secondo cui le prenotazioni sono quasi tornate al livello pre-Covid. Anche se latitano americani e russi, arrivano tanti francesi che stanno riscoprendo la magia di uno spettacolo che qui nessuno vuole chiamare solo cabaret.

“Andare al Lido e il Moulin Rouge è come stare davanti alla tv, qui è un’altra cosa, gli spettatori sono vicini, c’è uno scambio forte con il pubblico” racconta Deborah Lettieri, in arte Gloria di Parma, unica ballerina italiana del Crazy Horse. Dalla pianura padana è sbarcata nel locale parigino dieci anni fa, con un biglietto da spettatrice. “Avevo la sensazione che queste donne avessero il mondo in mano” racconta nel camerino l’italienne considerata ormai l’erede di Rosa Fumetto, grande vedette degli anni Settanta. A dispetto dei cliché, la maggioranza del pubblico del Crazy Horse è femminile, ben il settanta per cento. “E nelle coppie sono spesso le donne che spingono per venire” racconta un’altra italiana, Silvia Reissner che lavora all’ufficio comunicazione. Da quindici anni la direzione artistica è affidata alla francese Andrée Deissenberg e quella di scena all’ex ballerina russa Svetlana Konstantinova. 

“Le donne hanno preso il potere” scherza Gloria Di Parma che ha smesso di litigare con gli amici italiani quando l’accusano di lavorare in un locale di spogliarelliste. “Rispondo: venite a vedere lo spettacolo” spiega, lamentandosi dei pregiudizi che ci sono in Italia. All’epoca del MeToo e di un femminismo sempre più radicale, la ballerina di trentotto anni non vuole essere presentata come una “donna oggetto”. “Prima ero timida e introversa, grazie al mio lavoro ho scoperto una forza che non pensavo di avere”. Dietro all’immagine scintillante, c’è un ritmo durissimo. Due spettacoli ogni sera, a volte un giorno solo di riposo a settimana e un ossessivo perfezionismo estetico. Ancora oggi le ballerine sono reclutate secondo rigidi canoni immaginati da Bernardin che nel 1994 si è suicidato nei camerini del locale senza lasciare un biglietto, una spiegazione. “Prima era un posto di strip-tease, oggi è molto diverso” ripete Gloria che durante il lockdown è tornata a Parma per stare in famiglia. “Al mio corpo ha fatto bene fermarsi, sono venute fuori contratture ormai croniche” ammette la ballerina. Dopo due mesi di pausa aveva già voglia di risalire sul palco. “Mi mancava l’adrenalina e quelle farfalle nello stomaco che sento prima di ogni esibizione. Smetterò quando non ce l’avrò più”.

Fonte: Repubblica

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