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“Mi hanno ucciso su Facebook, Twitter e Instagram. Scrivetelo pure, io vengo uccisa oggi. Elena Donazzan è morta. Ma sa cosa le dico? Non mi spaventano le offese o le minacce ricevute, mi spaventa che siano considerate tollerabili”.

Elena Donazzan, assessore della Regione Veneto in quota Fratelli d’Italia con deleghe all’Istruzione, alla Formazione, al Lavoro e alle Pari opportunità, non crede di aver fatto una cosa grave intonando quella canzone?

“Dunque il diritto di parola non esiste. Io cito Voltaire: non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire”.

Lasci in pace Voltaire. Lei ha intonato Faccetta Nera, una canzone fascista.

“E quindi? Anche quando cantano Bella Ciao, la canzone degli infoibatori, io mi sento offesa, ma non mi sognerei mai di oppormi”.

C’è una differenza sostanziale però. Metta da parte per un attimo l’aspetto ideologico. Esiste anche un ambito giuridico: quella è una canzone fascista, esiste un reato che è apologia del fascismo.

“Apologia del fascismo per cosa? Per avere cantato una canzone alla Zanzara? Mica era un trattato di storia. La verità è che non c’è libertà se parli o pensi in un certo modo, o se canti una canzone di una certa storia d’Italia. Io sono sempre stata contro i reati di opinione”.

Dunque lei non è pentita?

“Io chiedo scusa se qualcuno di sinistra si è sentito offeso, non era mia intenzione ferire. Ma io ho un cognome, una famiglia, una storia. E non rinnegherò mai le mie origini”.

Lei però ha anche un ruolo istituzionale. È un assessore regionale. Non pensa che certe opinioni personali dovrebbero rimanere fuori dal suo profilo pubblico?

“Ruolo istituzionale? E questo cosa significa? Che non posso cantare una canzone? Che non posso esprimere un pensiero? Io sono contro la pulizia etnica ma sono anche contro la pulizia del pensiero. Sono una donna libera, ma sono stata uccisa dallo squadrismo imperante”.

Cosa intende precisamente per “uccisa”?

“Mi hanno bannato da tutti i social network, io non esisto più in quel mondo”.

Ha fatto la stessa fine di Donald Trump.

“Non lo trovo divertente. Quello che ho subito è un attacco squadrista. Vorrebbero che io rinnegassi le mie origini ma non lo farò mai. Ho una famiglia che ha una storia: il mio prozio era un militare, ha fatto la guerra, come tanti altri italiani. I miei erano impegnati. È la mia storia personale. Nessuno me la può toccare”.

Nessuno gliel’ha toccata, è stata lei a ostentarla. Ed è in politica da troppo tempo perché la si consideri una ingenuità.

“Tutto è cominciato per un post sulla pasta Molisana, in cui ho ripreso fedelmente un articolo del Gambero Rosso in cui l’autore si schierava contro la campagna di demolizione che ha subito questa azienda. Ma, ripeto, il mio era solo un copia e incolla di quell’articolo. Poi mi chiama Cruciani e io, in quel contesto scherzoso, canto Faccetta nera. Questo vale la fucilazione che sto subendo?”.

Il governatore del Veneto Zaia l’ha invitata a chiedere scusa.

“E io l’ho fatto”.

Giorgia Meloni l’ha sentita?

“Cosa c’entra il partito in questa storia? Ecco qual è il problema allora, che qualcuno cerca ogni appiglio per attaccare Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni ha cose ben più importanti da fare”.

Dunque le sue scuse sono sincere?

“Io vorrei occuparmi d’altro, visto che abbiamo una nazione con mille problemi. Ho capito che non siamo in democrazia, quando si parla di fascismo”.

Fonte: Repubblica

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