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105815892 84dde8de a1a1 4675 9518 7aff96d88f8f - Venezuela, triste, solitario e finale: Guaidò lascia il Parlamento a Maduro

E’ la fine di un sogno e l’inizio di una dura realtà. Juan Guaidó oggi dovrà consegnare le chiavi dell’Assemblea Nazionale del Venezuela ai 277 deputati appena eletti alle elezioni legislative del dicembre scorso. Di questi, 256 appartengono al PSUV di Nicolás Maduro che ha conquistato anche l’ultimo fortino in mano all’opposizione. Doveva andare in modo diverso. Ma la scelta di disertare le consultazioni perché prive di garanzie democratiche e i cui risultati non sono stati riconosciuti dalla comunità internazionale ha finito per favorire il gioco del delfino di Chávez. 

Il giovane ingegnere nominato presidente transitorio di un governo parallelo e nei fatti virtuale ha tentato fino alla fine di restare in sella. Ha proposto di resistere anche al vertice del Parlamento affidando la reggenza a una commissione di 20 deputati gran parte dei quali alla fine ha rinunciato. Divisioni e contrasti, sullo sfondo di una serie di grossolani errori di strategia e di operazioni commerciali non del tutto chiare, hanno accentuato il fossato tra i partiti che compongono il blocco antiregime e fatto naufragare l’ultimo, disperato progetto di resistenza. Uno dei due vicepresidenti dell’Assemblea, Stalin Gozález, del partito Un Nuevo Tiempo e Marialbert Barrios, di Primero Justicia, hanno annunciato che terminano oggi le loro funzioni come deputati. Per loro si è concluso il ciclo legislativo 2015-2020. Si staccano così dal piano messo a punto da Guaidó per resistere a Maduro. 

L’ex presidente ad interim resta a questo punto solo e rischia anche di essere arrestato. E’ coinvolto in due inchieste della magistratura venezuelana. Stessa prospettiva per altri ex deputati che senza più immunità parlamentare potrebbero finire in manette. Molti, in queste ore, stanno meditando una fuga per mettersi al riparo. A Juan Guaidó non resta che l’appoggio della comunità internazionale. Gli Usa, con Biden, hanno fatto sapere che continuano a considerare Maduro un dittatore ma l’approccio con Caracas non è più così aggressivo come quello dell’amministrazione Trump. Restano incerte le posizioni della Eu. La maggioranza dei 27 sarebbe favorevole a riconoscere al leader dell’opposizione solo il ruolo di presidente dell’Assemblea nazionale e non quello di presidente transitorio del Venezuela, ma una posizione ufficiale non è stata ancora trovata. 

Nicolás Maduro festeggia quindi la sua nuova e ultima conquista senza proclami e sfarzo. Prosegue nel suo sforzo anti Covid e, anzi, rivendica i risultati del suo piano pandemico: in nove mesi ci sono stati 100 mila contagi e poco più di mille morti. Dati che nessun organismo indipendente può confermare ma che spiccano davanti alla vera strage che ha colpito il resto dei paesi del Continente. “Stiamo valutando una nuova quarantena”, aveva detto alcuni giorni fa davanti ai nuovi numeri che confermavano l’arrivo della seconda ondata del coronavirus. “Nel frattempo godetevi questa fase di tregua”. E’ molto probabile che applicherà la formula 7+7: una settimana di lockdown seguita da una settimana di aperture. Finora sembra aver funzionato. 

Guaidó si lecca le ferite di una sconfitta che adesso raccoglie l’ennesimo brutto colpo. Il Washington post svela una grave denuncia per corruzione nei confronti dell’uomo incaricato dal presidente transitorio di gestire i beni, le proprietà e le azioni della PDVSA, l’industria petrolifera statale. Si chiama Javier Troconis. Assieme a Fernando Blasi è stato accusato da alcuni imprenditori di aver preteso delle mazzette per entrare in possesso degli impianti sparpagliati nei Caraibi.

Fonte: Repubblica

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