Condividi:

Un lungo corteo colorato, pacifico ma rumoroso ha attraversato Khartoum. Una folla di centinaia di migliaia di persone che da Omdurman a Bahri ha sfilato lungo le strade della capitale del Sudan per manifestare contro l’accordo tra il generale Abdel Fattag al-Burhan e il primo ministro Abdalla Hamdok.

Un’intesa, dopo il colpo di stato del 25 ottobre, considerata un “tradimento”, che ha suscitato proteste in tutto il Paese. Oltre un milione di persone, dicono i promotori, ha partecipato all’ampia mobilitazione che si è estesa nelle città di Port Sudan, Kassala, Wad Madani e El Geneina. 

I cortei si sono svolti in un clima gioioso, ma nei sobborghi periferici di Ondourman e Al-Daim non sono mancate le repressioni, con lancio di lacrimogeni e colpi di arma da fuoco con due persone ferite. “Siamo qui per ribadire il netto rifiuto verso l’accordo stretto domenica scorsa tra l’esercito e l’ex primo ministro Abdalla Hamdok. Non riconosceremo mai questo governo che ha le mani sporche di sangue di decine e decine di manifestanti”, afferma Shayoub al-Gasim, tra i membri del Comitato delle proteste di Nord Khartoum. 

La Sudanese professionals association chiede l’uscita definitiva delle Forze armate dalla scena politica del Sudan. Al motto di “la rivoluzione appartiene al popolo, esercito vattene” e “Burhan non vincerai, fermiamo il potere dei militari”, i dimostranti hanno espresso la loro opposizione verso i militari e il generale Abdel Fattah Al-Burhan che ha guidato il golpe. 

L’annuncio di ieri del premier Hamdok della revisione di tutte le nomine fatte durante la sua detenzione e dell’avvio di un’inchiesta sulle vittime delle repressioni delle proteste contro i militari, non ha fermato la grande “marcia del milione”. Il cartello di 17 sindacati che ha guidato le rivolte del 2019, riprese dopo il colpo di Stato che aveva deposto Hamdok interrompendo la transizione democratica nel Paese, continua a ribadire che non farà mai accordi con il “governo del tradimento”.

Intanto Hamdok si appresta a nominare un gabinetto di tecnocrati nell’ambito dell’intesa con il generale Abdel Fattah al-Burhan, presidente del Consiglio sovrano, organismo che affiancherà l’esecutivo tecnico. Nonostante l’incontro tra il premier e alcuni membri delle Forze di libertà e cambiamento, queste ultime hanno ribadito di non riconoscere alcun accordo politico con la leadership militare e hanno invitato i cittadini ad intensificare la “resistenza pacifica”.

Nelle proteste scoppiate dopo il golpe del 25 ottobre sono morte non meno di 42 persone, secondo quanto riferito dal Comitato centrale dei medici sudanesi nel suo ultimo bollettino pubblicato dopo le ultime repressioni, e altre otto sono scomparse. Testimoni affermano che le Rapid support Forces hanno gettato nel Nilo i corpi dei manifestanti uccisi. Accuse che saranno al centro dell’inchiesta annunciata dal primo ministro.

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy