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È uno stillicidio che sembra non avere fine. Ogni giorno, in Italia, 89 donne sono vittime di reati di genere. Commessi soprattutto da mariti e compagni, nel 34 per cento dei casi; oppure dagli ex, è il 28 per cento delle aggressioni. Donne vittime di atti persecutori e abusi di ogni tipo: psicologici, fisici, sessuali. Fino al femminicidio.

L’ultimo report della Direzione centrale anticrimine della polizia racconta i numeri del dolore, ma anche del possibile riscatto e della speranza. Sempre più donne provano a fermare la violenza. Quest’anno, sono le siciliane in prima linea nelle denunce: 172 ogni centomila abitanti donne. Poi ci sono le donne campane (152 ogni centomila abitanti), le donne lombarde (132), del Lazio (124) e del Veneto (112). “Sono numeri che indicano la gravità del fenomeno – dice il prefetto Francesco Messina, il direttore centrale anticrimine – C’è ancora tanto da fare. E la sfida contro tutta questa violenza si gioca esclusivamente sul campo della prevenzione”.

Ieri, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha ribadito che “la tutela delle donne è una priorità assoluta per il governo, che intende affrontare l’odioso problema della violenza di genere in tutti i suoi aspetti, dalla prevenzione al sostegno alle vittime”.

I numeri drammatici su cui si fonda l’analisi della Direzione centrale anticrimine ribadiscono che l’emergenza non è mai finita, i nomi delle vittime – spesso giovanissime – raccontano di storie al limite. Magari denunciate, ma il sistema non ha saputo fermare la violenza. Nel 36 per cento dei casi, l’autore del femminicidio è il marito o il convivente. Un altro 36 per cento annovera fra gli assassini ex mariti o conviventi. Il 20 centro sono fidanzati o ex. Nel 40 per cento di questi drammatici epiloghi, la vittima lascia figli piccoli. E in un caso su due è stata utilizzata un’arma da taglio per il femminicidio.

Un dolore senza fine, rinnovato in questi ultimi giorni. Sono 109 le donne uccise nel 2021, il 40 per cento di tutti gli omicidi commessi nel Paese. La Direzione della polizia criminale spiega che 93 femminicidi sono avvenuti in ambito familiare, 63 donne sono state uccise dal partner o dall’ex. La violenza nei confronti della donne cresce, dell’8 per cento. Nello stesso periodo dell’anno scorso, i femminicidi erano stati 101.

“La sfida contro tutta questa violenza si gioca sul campo della prevenzione”, ribadisce il prefetto Messina. Uno strumento che ha dato risultati importanti su questo versante è l’ammonimento da parte dei questori: “È una misura di prevenzione che nasce con lo scopo di garantire alla vittima una tutela rapida e anticipata rispetto al procedimento penale. Uno strumento a cui la vittima può accedere facilmente”. C’è un dato importante che emerge dall’ultimo report della “Dac”, elaborato dal servizio centrale anticrimine in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che si celebra il 25 novembre: “Dopo l’irrogazione dell’ammonimento, il numero dei soggetti segnalato all’autorità giudiziaria è inferiore al 10 per cento”. Un dato che indica una possibile strada da seguire per arginare il fenomeno. Gli ammoniti sono soprattutto coniugi, fidanzati, conviventi o ex nel 69 per cento dei casi.

Draghi annuncia “nuove risorse per aiutare le donne che subiscono abusi domestici, per accompagnarle nel percorso di uscita dalla violenza, per favorirne l’indipendenza economica”. La strada della prevenzione si intreccia con l’obiettivo di fare sempre più rete. In questi mesi, è stata implementata la banca dati “Scudo”. Spiega il capo della Dac: “Ogni pattuglia di polizia o carabinieri che si trova davanti a una donna in situazione di disagio per una lite con il compagno deve compilare una scheda all’interno di un grande sistema informatico”. Ci sono già oltre 60 mila segnalazioni. Se domani dovesse accadere un altro evento riguardante quella donna, il sistema lo segnalerebbe subito. E, poi, si sta intensificando l’attenzione sugli uomini che maltrattano: “A Milano – dice il prefetto Messina – è stato sperimentato con successo il protocollo Zeus: quando l’uomo viene ammonito dal questore, è invitato a fare un percorso trattamentale. Nel 90 per cento dei casi non molestano più le donne”.

Ma l’emergenza continua a crescere. I dati del numero antiviolenza 1522 dicono che nel 2020 c’è stato il 79,5 per cento di chiamate in più rispetto all’anno precedente. Il boom si è avuto in piena emergenza Covid. Oggi, da Catania, la polizia lancia la nuova campagna contro la violenza di genere, con l’hashtag “Aiutiamo le donne a difendersi”. Al Teatro Bellini ci sarà anche la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Obiettivo: “Convincere ogni singola vittima, oggetto di violenza, ad uscire dal silenzio”, è il messaggio del capo della polizia Lamberto Giannini.

Fonte: Repubblica

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