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223215474 b9d4a81f 69ce 4039 b504 a8e00b644f2a - Warnock, il pastore erede di Luther King che ha fatto la Storia in Georgia

Ha il volto di un pastore protestante di 51 anni la nuova Georgia che ha appena decretato la secessione dal resto del profondo Sud. Raphael Warnock, forte del 50,7% dei voti con cui ha sconfitto al ballottaggio la businesswoman e senatrice uscente Kelly Loeffler, è il primo afro-americano a rappresentare lo stato di Via col vento nel Senato degli Stati Uniti, 245 anni dopo la Dichiarazione d’Indipendenza e 156 dopo la fine della Guerra Civile americana.

E non è un caso, forse, che a rompere questa barriera fin qui insormontabile sia l’uomo che nel 2005 ha raccolto il testimone di Martin Luther King. Warnock, infatti, da 15 anni è la guida spirituale della Ebenezer Baptist Church di Atlanta, quella da cui il padre della lotta per i diritti civili predicava la sua battaglia nonviolenta contro la segregazione razziale che ancora affliggeva molti stati americani. Era stato Warnock, il 4 novembre del 2008, a pronunciare il sermone di ringraziamento per l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca, ed è lui oggi – assieme a Jon Ossoff, suo compagno di viaggio in questa insolita doppia elezione senatoriale georgiana – a restituire ai Democratici la maggioranza nella Camera alta.

Penultimo dei dodici figli di una coppia di pastori pentecostali, Jonathan e Verlene Warnock, da giovane il futuro senatore aveva scelto – prassi abbastanza comune negli Stati Uniti – di “cambiare casacca” e di affiliarsi alla Chiesa battista, una delle più seguite e influenti nella variegata galassia protestante. Dopo la prima laurea in psicologia alla Morehouse University, la stessa dove aveva studiato King, ha iniziato a predicare in una chiesa di New York e poi in una di Baltimora, prima di approdare ad Atlanta su quello che ancora oggi è forse il pulpito più importante d’America.

Warnock, chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo lo sa, è la quintessenza del reverendo nero. Energico, dotato di una parlantina inesauribile, colto e non solo quando discute di teologia, utilizza la sua oratoria per fare quel che tutti i pastori americani fanno: attivismo politico. O per dirla con parole sue, “per svolgere il mio lavoro di coscienza dello Stato”. È così che si è guadagnato i galloni, guidando battaglie per combattere la povertà, predicando contro il sistema carcerario, contro la violenza della polizia e contro le discriminazioni ai seggi, tutti temi caldissimi in una città come Atlanta dove più di metà della popolazione è nera. E, da ultimo, contro il lassismo del governo nell’affrontare la pandemia di Coronoavirus, che proprio tra gli afro-americani continua a mietere un numero sproporzionato di vittime. Non per niente, durante tutta la campagna elettorale è stato accusato dai suoi avversari di essere un predicatore radicale, inadatto a rappresentare uno stato dalle profonde radici conservatrici come la Georgia.

Il punto è che è proprio la Georgia a essere cambiata: da stato schiavista, immerso tra le piantagioni di  noccioline, tabacco e cotone, a capitale economica del Sud, con la Cnn, le grandi multinazionali (Coca Cola, Ups, Delta Airlines, solo per citare le più celebri), e un numero sempre crescente di aziende hi-tech. E dunque, con una popolazione sempre più urbanizzata e sempre meno conservatrice. Pronta, finalmente, a mandare a Washington un senatore democratico e nero.

Una piccola rivoluzione che ieri, nel festeggiare la vittoria, lo stesso Warnock ha voluto sottolineare portando ad esempio la storia di sua mamma: “Una donna di 82 anni che quand’era ragazza raccoglieva il cotone altrui nei campi, e che oggi con queste stesse mani ha votato per mandare suo figlio al Senato”.

Fonte: Repubblica

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