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153132089 8d567280 224e 4e5c a1bf 5d00391ee840 - Yves Rocher e la trama oscura dietro l'arresto di Navalnyj

PARIGI. Dietro alla condanna di Aleksej Navalnyj c’è un’oscura trama giudiziaria che porta alla Francia e al gruppo Yves Rocher. La filiale russa della società di cosmetici aveva denunciato nel 2012 l’azienda di logistica di Aleksej e suo fratello Oleg per “abuso di fiducia”, portando alla condanna dell’attivista russo a tre anni e mezzo di reclusione con la condizionale e all’obbligo di presentarsi al commissariato di polizia due volte al mese. Un dossier che sembrava ormai sepolto. E che invece è stato ripescato dalle autorità russe al momento del recente arresto di Navalnyj.

Il “kompromat”

 

“E’ una mostruosità” spiega a Repubblica William Bourdon a proposito della condanna di ieri. L’avvocato ha seguito il filone francese dell’affaire Yves Rocher, difendendo i fratelli Navalnyj. Per Bourdon non ci sono dubbi: “Il gruppo cosmetico si è prestato a organizzare un kompromat, ovvero una trappola del regime per neutralizzare un oppositore politico”. La denuncia presentata dall’allora direttore di Yves Rocher in Russia, Bruno Leproux, parlava di irregolarità nelle tariffe applicate per le spedizioni di prodotti da parte della società dei Navalnyj, Gpa (Glavnoye Podpisnoye Agentstvo). Oleg Navalnyj, impiegato alle Poste quando il contratto con la società francese è stato firmato, veniva anche sospettato di aver approfittato della sua posizione. “Si trattava di un atto d’accusa piuttosto vago e non circostanziato” ricorda Bourdon che ha avuto accesso al fascicolo.

Il processo si svolge in condizioni surreali, il manager di Yves Rocher non va neppure a testimoniare. Nel 2015 i fratelli Navalnyj vengono riconosciuti colpevoli di aver truffato il gruppo di cosmetici per un valore di 26 milioni di rubli (370mila euro). Da allora l’accusatore, il dirigente Leproux, ha lasciato l’incarico dentro Yves Rocher ed è stato assunto in una società russa. In Francia però i fratelli Navalnyj decidono di contrattaccare, sporgendo una denuncia per diffamazione contro il gruppo che ha sede a Vannes, in Bretagna. Nell’aprile 2019 Aleksej e Oleg testimoniano davanti al pm francese. La loro versione è netta: il regime russo ha convinto Yves Rocher a sporgere la denuncia contro il noto oppositore politico per ottenere in cambio facilitazioni amministrative nei suoi affari. I dirigenti del gruppo, ascoltati dagli investigatori a Vannes, hanno sempre negato questa versione. Un anno fa, in mancanza di prove, il pm decide di archiviare l’inchiesta.

 

Nuove indagini

La storia non è ancora finita. L’avvocato francese di Navalnyj ora vuole riaprire il dossier. Bourdon ha presentato appello al tribunale di Rennes chiedendo nuove indagini. “Il pm all’epoca è stato troppo timido. Sono certo che con indagini più energiche si potrebbe dimostrare che Yves Rocher si è prestato in modo servile a un’operazione politica del regime russo”. Bourdon è rimasto in contatto con Navalnyj. “Ci siamo visti l’ultima volta in autunno a Berlino, è stato un momento magico, quest’uomo fa onore all’umanità” racconta con toni enfatici il legale francese, 64 anni, che ha fondato l’associazione Sherpa contro la corruzione internazionale. Bourdon è andato in Germania in compagnia di Agnès Callamard, inviata speciale dell’Onu sulle esecuzioni extragiudiziali. Nota per aver curato l’inchiesta sull’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, l’esperta francese di diritti umani si occupa di fare luce sul tentativo di avvelenamento di Navalnyj. Bourdon, abituato a trattare dossier a forte impatto politico e diplomatico, promette: “Non ci fermeremo”. 

Fonte: Repubblica

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